Berlusconi e Grillo. I populismi di destra e la sagoma di cartone riflettente di D’Alema

 

“I giornalisti sono pagati per sputtanarci”. Ogni volta che Beppe Grillo  rilascia una dichiarazione sembra di assistere a uno spettacolo già visto. Ce n’era un altro che fino all’altro ieri diceva cose come ”Il 72% dei giornali sono di sinistra”. Almeno Berlusconi faceva lo sforzo di citare precisissime statistiche inventate di sana pianta, tipo “L’83,45% degli italiani è d’accordo con me: sono sexy”

La continuità fra Berlusconi e Grillo è proprio nel modo di concepire il discorso politico, la narrazione creata da Casaleggio innesta valori nuovi ( pochi, confusi e a spesso contraddittori) in un antico leaderismo populista che divide il mondo in bianco e nero, con noi o contro di noi. Un po’ come faccio io con i cibi sani ma in una maniera più pregna di conseguenze sociali.

Nella storia che racconta Grillo chi non è con lui è automaticamente Kasta e quindi è morto e deve andare a caaaasa.

Grillo rappresenta quindi l’Italia per bene (brividi) contro una compatta, monolitica compagine immaginaria di corrotti e parassiti, gruppo nel quale alla bisogna rientra chiunque si opponga al Beppe-pensiero, dai giornalisti ai dipendenti pubblici passando per sindacati e i dissidenti (che in un altro partito si chiamerebbero correnti) interni al movimento 5 stelle.

Ogni narrazione politica efficace ha bisogno di un nemico e questo, a parte Veltroni e il Pd, lo sanno tutti.   Il m5s però si definisce totalmente attraverso questa dinamica, prima di essere qualsiasi cosa è infatti sempre contro. Il messaggio fondamentale che manda il m5s è “non siamo il Pd” (interessante il fatto che di Pdl non si parli più, Casaleggio infatti è uno che sa fare il suo lavoro ).

La democrazia però sta in piedi finché la lotta schmittiana contro il “nemico” segue almeno due principi: 1. Il rispetto delle istituzioni entro le quali si svolge 2. Lo scontro su argomenti e temi concreti con un requisito minimo di coerenza.

Quando un politico può permettersi di dire tutto ma proprio tutto e poi il suo contrario vuol dire che il consenso si è spostato dal piano del progetto politico a quello all’accettazione acritica dell’infallibilità della sua figura carismatica e ci troviamo sul pendio scosceso che porta verso la dittatura. Era così con Berlusconi ed è a maggior ragione così con Grillo che è ancora più trasversale nel consenso rispetto al suo predecessore.

Berlusconi in doppiopetto Caraceni vendeva sogni di prosperità a un’Italia benestante, Grillo su internet vende desiderio di vendetta ad un’Italia risvegliatasi in bancarotta.

Chi compra questi prodotti non è interessato ad alcun tipo di specificazione o di fact-checking. Entra in empatia pre-razionale con un leader che gli fornisce un orizzonte di speranza e lo solleva dalla necessità di occuparsi del politico. Ci pensa Silvio/Ci pensa Beppe.

La semplificazione, il manicheismo, la forza centrifuga e i forconi che questi popoli si portano dietro sono fra loro estremamente simili. Il bisogno di un uomo forte che fornisca tutte le risposte (comprese quelle sbagliate) è un desiderio che non conosce crisi ma anzi aumenta in tempi difficili.

Una dinamica talmente evidente con Grillo che non solo gli elettori ma persino i parlamentari del m5s non hanno diritto di parola, sono esautorati dal loro lavoro e si limitano a copiare e incollare status pre-confezionati su facebook come una manica di droidi procotollari.

Lo so, avremmo dovuto insospettirci quando era uscita la notizia che D-3B0 e C1-P8 erano stati candidati alle parlamentarie del m5s.

Tutto questo proprio nel partito che a parole fa della democrazia diretta la sua bandiera. Chapeau!

Sono queste dinamiche che permettono a Grillo di dirsi semplice “portavoce” del suo partito e al tempo stesso arrogarsi unilateralmente il diritto di prendere parte alle consultazioni con il presidente Napolitano senza neppure essere stato eletto. Ovviamente non è un caso visto che il non-statuto (applausi di Orwell dall’al di là) impedisce la candidatura a chi è condannato. Grillo è un pregiudicato quindi non può sedere in parlamento, in compenso può dettare la linea politica inappellabile ai deputati e ai senatori.

Per accettare una cosa come questa ci vuole un triplo salto carpiato mentale o una semplice sospensione del giudizio come avviene nei regimi autoritari o nella chiesa cattolica. Scusate la ripetizione.

Di esempi se ne potrebbe già riempire un libro: Grillo si mostra contro il vincolo di mandato quando gli serve per attaccare Giovanardi ma appena arriva al potere e ha bisogno di controllare i suoi parlamentari dall’esterno chiede vincoli anti-costituzionali.

Grillo parla di democrazia diretta e poi prende tutte le decisioni, o meglio ancora riporta quelle di Casaleggio alle folle.

Grillo attacca i giornalisti italiani (la famosa Kasta che guadagna 20 euro lordi a pezzo) e rifiuta sistematicamente il contraddittorio a cui ogni politico dovrebbe essere obbligato. Ancora una volta: ce n’era un altro che faceva così prima che gli venisse male agli occhi.

Grillo urla contro il malcostume e il nepotismo poi nomina suo nipote vicepresidente del m5s. Deve essergli apparso in sogno Bossi.

Grillo dichiara dichiara alla tv Class Cnbc che il suo programma sull’economia è stato scritto anche da Stigliz il quale smentisce subito alla stampa ogni coinvolgimento.

 Oscar Giannino al confronto è una persona affidabile.

Grillo si fa intervistare solo dai giornali stranieri e dichiara al Times che il suo partito punta al 100%. Una cosa di una gravità inaudita ma immediatamente derubricata a “sparata” e quindi disinnescata. Abbiamo visto nel recente passato quanto fossero innocue le “sparate” di Berlusconi, ma la coazione a ripetere pare essere uno sport nazionale come il calcio e indossare occhiali da sole anche quando è nuvolo.

Una qualsiasi di queste obiezioni di merito portata ad un grillino viene però bloccata da una specie di sagoma di cartone di D’Alema che riflette lontano ogni dialogo possibile.

EmaallorachivotidD’Alemaeh?eh?eh?Mps,Unipol,Penati!

È la risposta che chiunque abbia provato ad avanzare dei dubbi sulla democraticità del m5s con un grillino si sarà sentito dare.

È un dramma condiviso e ricorda i discorsi con i berlusconiani nel 2001. Sappiamo tutti come è andata a finire. Per quanto la classe dirigente del Pd sia impresentabile non si può usare questo dato come scusa per consegnare il paese e le sue istituzioni a un progetto politico che ha inquietanti tratti totalitari.

Oltretutto un aut aut di questo tipo (Grillo o Pd) è mal posto e truffaldino di per sé, esistono infatti anche altre opzioni politiche sul tavolo.  Questo però non arriva al militante grillino duro e puro perché è troppo immerso nel fiume dell’empatia e adorazione fideistica per il suo leader.

Se guardiamo alla storia italiana degli ultimi vent’anni concetto di “Kasta” appare chiaramente come l’equivalente, più trasversale e potenziato dalla crisi e da una spruzzatina di tecnofeticismo, del “comunisti” Berlusconiano.

Purtroppo è altrettanto chiaro che l’italiano medio è un ritardato masochista con spiccate tendenze catto-fasciste e una morbosa attrazione verso leader carismatici quanto inetti. E questa è la sua parte migliore.

La novità

Dietro la “kasta” di cui parla Grillo non c’è solo la corruzione e gli sprechi ( problemi gravi e da risolvere al più presto ma non in certo IL problema in questo contesto geo-politico ) ma si nasconde un ben più grave attacco alle istituzioni democratiche per sostituirle con un meccanismo plebiscitario di tipo telematico. Questo però non è né chiaro né tematizzato nell’opinione pubblica italiana travolta com’è dalla riedizione in streaming dei “due minuti di odio” di 1984.

Il contesto culturale

Il dato più inquietante per il futuro del paese che esce da queste elezioni è che le forze che concepiscono la rappresentanza come un filo diretto fra le masse e un leader carismatico infallibile (pdl e m5s) hanno aumentato il loro peso politico giungendo quasi al 50%.

Una politica che si basa su questi principi è sempre pericolosamente in bilico sul burrone che porta alla dittatura.

La cosa non stupisce in un Paese dove secondo il linguista Tullio De Mauro solo il 20% dei cittadini è in grado di orientarsi nella società contemporanea e i dati sulla comprensione di testi scritti ci pongono al penultimo posto al mondo sui paesi presi in esame. Quasi il 70% degli italiani è analfabeta di ritorno, un dato che peraltro ci pone orgogliosamente sopra lo stato del Nuovo Lèon in Messico.

Non c’è quindi da stupirsi che il Paese sia una specie di officina sperimentale dei populismi carismatici, Forrest Gump direbbe che l’Italia è come una scatola di cioccolatini, non sai  mai quale milionario populista prenderà il potere questa volta.

Prima ancora che da Renzi o chi per lui (magari qualcuno più a sinistra ma mi rendo conto di quanto sia una pia illusione) sarebbe quindi il caso di ripartire dalla cultura senza la quale una democrazia non può funzionare.

Mi sono occupato di questo tema su Franz magazine scrivendo un post che trovate qui è talmente ottimista che vi consiglio di leggerlo lontano da finestre aperte.

Riportare la cultura al centro sarà un’impresa titanica in un paese dove il leader ( o non-leader brrrr!) del primo partito attacca sul suo blog la “categoria” degli intellettuali in quanto tale. Qualsiasi cosa questo significhi. Mi chiedo quanto tempo ci vorrà prima di avere un politico che ostracizzi tutte le persone con il pollice opponibile. Un paio di settimane, credo.

 

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7.244 risposte a Berlusconi e Grillo. I populismi di destra e la sagoma di cartone riflettente di D’Alema

  1. Paolo scrive:

    Articolo ottimo, ma un solo appunto: sinceramente gli appelli degli intellettualoni di Repubblica che sono un reparto di Geriatria hanno un’po stufato. Se ci fossero intellettuali veri il tuo discorso sarebbe sacrosanto. Io purtroppo in Italia non ne vedo più.

    • Giovanni scrive:

      Il fatto che tu non ne veda più non vuol dire che non ce ne siano.

    • pinoilvicino scrive:

      Un Bertrand Russell ultranovantenne si sarebbe pappato in un sol boccone il giovane Renzi. O anche solo un Pertini, rispetto a una Lombardo.
      Che razza di discorsi fai? Credi davvero che basti essere ggggiovani per sapere cosa fare? Ma ti sei guardato intorno?
      Leggiti un po’ i commenti dei giovani grillini e poi ne riparliamo, va’…

    • Sergio scrive:

      Caro Paolo, vuoi il nome di un grande intellettuale italiano? Carlo Sini. Ecco qua: http://www.youtube.com/watch?v=aBmYC7MUTdg
      Dice grossomodo le stesse cose del bravo autore dell’articolo e che anche io vado umilmente dicendo da un bel po’. Il problema è la cultura.

  2. mastro doneraio scrive:

    Concordo con te Paolo. La società italiana è oggettivamente marcia e la “classe” intellettuale è uno dei settori dove la cosa è più evidente. Questo purtroppo non riduce di un grammo la pericolosità del m5s, anzi semmai l’amplifica perché mancano soggetti in grado di opporsi al fenomeno con un patrimonio di credibilità da spendere. è tutto incredibilmente autoreferenziale e chiuso, Grillo usa la cosa a suo vantaggio e dall’altra parte nessuno sembra aver capito che cambiare è una necessità, sono tutti troppo garantiti e sistemati.

    • Paolo scrive:

      Sulla pericolosità sono d’accordo con te al 100%, purtroppo un Eugenio Scalfari con Saviano e una spruzzato di Jovanotti che fanno questi appelli, non fanno altro che aiutare Grillo.

    • Dipla scrive:

      Direi di piu’, la causa del marciume politiko/kulturale/sociale va’ assolutamente ricercata nell’impatto e la cementificazione del berlusconismo nei vari strati sociali, che ha prodotto un profondo cambiamento dello schema mentale di tantissimi italiani, in una strana sorta di indottrinamento collettivo.

  3. patrizio scrive:

    io non considero soltanto intellettuali conosciuti, pensieri noti al pubblico, nè l’insieme degli intellettuali italiani, piuttosto difficile, da distinguere e da descrivere o classificare.
    Credo che l’Italia abbia bisogno di una rivoluzione culturale, che permetta a ognuno di pensare con la propria testa e di criticare il pensiero altrui: il pensiero di ogni altra persona, del proprio insegnante a scuola, del proprio datore di lavoro, del capo del partito per il quale si vota. Non occorre essere grandi intellettuali per farlo. Occorre essere educati, dalle istituzioni scolastiche e non, ad elaborare e ad esprimere la propria opinione, su ogni argomento che ci riguarda.

  4. mastro doneraio scrive:

    D’accordissimo anche su questo. Infatti la chiave è l’educazione. E l’attacco agli intellettuali di Grillo a me suona molto più a come un attacco alle persone pensanti piuttosto che ai vari Saviano (by the way Saviano-intellettuale è un ossimoro che può funzionare solo in un paese disperatamente alla ricerca di eroi civili come l’Italia) e adepti di Scalfari. La versione originale del post parlava infatti in maniera più estesa del sistema educativo pubblico ma era troppo lunga. Ho stralciato quella parte e la riproporrò eventualmente più avanti in maniera più completa

    • Marco Spallanzani scrive:

      E’ di tutta evidenza che quello di Grillo è un attacco alle persone pensanti (o almeno alle persone “abbastanza pensanti da notare la leggerissima ipocrisia di un partito degli incensurati comandato a bacchetta da un pluriomicida”). E io in questo intravedo anche il vero motivo dell’odio verso i giornalisti. Grillo li odia non in quanto “faziosi” (come i suoi seguaci acefali credano) ma in quanto persone che (anche solo per mestiere, per letture o per frequentazioni) sono in media un pochino più avvezzi a ragionare (o a poter cogliere in anticipo segnali inquietanti) dell’italiano medio. Non che questo valga per tutti i giornalisti, eh. Ma in genere possiamo presumere che sì, i giornalisti possano essere i depositari di almeno una parte importante dello spirito critico di una nazione. E’ contro questo spirito critico che Grillo combatte. Distruggere i giornalisti per distruggere i serbatoi di spirito critico della nazione. Così da poter troneggiare in santa pace sugli acefali (che tra l’altro sono contenti per la distruzione di chi ha più spirito critico di loro, così non devono sentirsi culturalmente inferiori a nessuno)

    • Sergio scrive:

      Bravissimo! Non confondiamo gli intellettuali fatti passare come tali da giornali e televisione per i grandi personaggi della cultura. Saviano non è Vincenzo Vitiello.

  5. Er Meringa scrive:

    Hai perfettamente ragione. Qualora avessi voglia di annoiarti un pò, potresti leggere questo documento scaturito da un seminario tenuto dal Centro Psicoanalitico di Firenze nel 2005. Se passi all’analisi delle dinamiche dei gruppi connessi alla scaturigine della leadership, vedrai che gli aspetti patologici del grillismo becero sono molto molto seri.
    http://www.spi-firenze.it/it/index.php?option=com_content&view=article&id=135%3Aleadership-e-gruppo-di-lavoro-tra-genio-ed-establishment&catid=83&Itemid=499

  6. Tantoli scrive:

    …e a seguito della tua analisi diventa ancora più chiaro quale sia il vero obiettivo della abolizione del finanziamento pubblico ai giornalisti.
    Ma non temete, questi faziosi pennivendoli non rimarranno disoccupati: verranno reintegrati come correttori di dizionari e revisori, tramite moderni parlascrivi e versificatori, di quanto hanno pubblicato i giornali fino ad oggi, ovviamente solo in formato digitale così sono più facili da correggere. E poi la carta è un ottimo combustibile.
    (Applusi di Orwell ma anche di Bradbury)

  7. Non sono d’accordo con i commenti precedenti sull’assenza in Italia di intellettuali credibili. Ma allora Giovanni Sartori, Massimo Fini, Alberto Asor Rosa, Umberto Eco, Alberto Abruzzese, Pietro Citati, Barbara Spinelli, Gustavo Zagrebelsky, Salvatore Settis e le altre decine di importanti autori che la comunità internazionale ci invidia, cosa diavolo sarebbero, anche loro pennivendoli?

    • Giovanni Neri scrive:

      Sì.
      Asor Rosa è quello che invocava una sorta di colpo di stato della magistratura contro Berlusconi, manco fosse un missino che invoca i colonnelli.

      Massimo Fini sostiene i talebani contro gli americani in Afghanistan
      (che non piacciono neanche a me me, ma c’è un limite di decenza)
      ed è rimasto famoso perchè con alcuni adepti del suo Movimento Zero
      aveva cercato di andare a una manifestazione contro Bush con lo striscione
      “Noi stiamo con i talebani”; una delle ragioni del suo sostegno, ha scritto,
      è il fatto che le donne europee hanno troppa libertà e che i talebani rappresenterebbero un baluardo della difesa del pudore

      Umberto Eco ha fatto l’agitatore culturale finchè non si è accasato con il conto
      in banca di De Benedetti, ed è diventato uno dei tromboni accademici che sbeffeggiava da giovane

      Pietro Citati è un noto venditore di fuffa, maestro della metafora ridondante

      Settis è un’arrivista che da anni le prova tutte (inutilmente) per diventare ministro dei beni culturali

      Abruzzese ha scritto qualcosa di interessante, in effetti, ma non è nulla che
      non avesse già scritto l’altro Alberto, Arbasino.

      La Spinelli ha quasi esclusivamente il compito di convincere i lettori della Repubblica della bontà delle istituzioni europee e della validità del progetto
      di unificazione:
      è una cosa molto difficile e delicata,
      non puoi immaginare quanta empatia abbia per lei.

      Alla fine, la maggior parte dei nomi da te citati si distingue semplicemente
      per la decennale compiacenza nei confronti di un certo settore politico
      (pur con critiche e occasionali prese di distanza) ,
      allla quale devono in pratica la maggior parte dei loro successi e posti di lavoro.
      Non esattamente esempi di cui andare fieri e sbandierarli in pubblico

      Ah, un’ultima cosa
      “le altre decine di importanti autori che la comunità internazionale ci invidia”
      Hai delle prove di questo, o te le racconti e poi ci credi pure ?

    • Giovanni Neri scrive:

      Ah, un’ultima nota sul cazzaro palindromo

      L’apprezzamento per la polizia e i carabinieri fa parte della maturazione
      quasi secolare di cui sono portatore. (Alberto Asor Rosa).
      Sai le risate a casa Cucchi e a casa Aldovrandi.

    • Sergio scrive:

      Caro Giovanni Neri, che ne dici invece di questi nomi: Carlo Sini, Vincenzo Vitiello, Rocco Ronchi,per fare un breve esempio? Non si può ar di tutta l’erba un fascio.

  8. maria polcaro scrive:

    la sintesi è un’arte difficile, chi si cimenta in essa può slittare facilmente nel semplicismo, in atteggiamenti e sortite che,oggi, si potrebbero definire grilliste e/o grilline…per non dilungarmi in un preambolo di ridondanza alla Citati(cito proletticamente Giovanni Neri),mi sembra che ,soprattutto nelle parole e nelle valutazioni di quest’ultimo , vi sia un che di grillescamente tranciante e trinciante. Mi chiedo perchè tutti quelli che sono,credono o si piccano di essere intellettuali tendono a scivolare in fastidiose punte di narcisismo…Le personalità citate da Neri, in particolare quelle di età + avanzata, hanno studiato molto e bene e hanno prodotto cose notevoli,poi si invecchia e,tranne rari felici casi, si perde smalto, si perdono i contatti col nuovo, ci si sente un pò marziani o di fronte a dei marziani…stroncare uno come Asor Rosa per qualche infelice intervento mi sembra davvero sbrigativo, semplicistico e arrogante,tanto più che l’ex professore si è dignitosamente ritirato a vita privata…Non so se sono stata chiara, ma mi pare che in tutti noi ci sia un grillo o un grillino in agguato…Intelligenti pauca

  9. Dipla scrive:

    Sono d’accordo, Grillo rappresenta la continuita’ del discorso berlusconiano e non un antitesi, come si vuol far credere! Il movimento ha visto la luce e si radifica sul terreno populista ben arato dalla dialettica del leader Silvio! Sull’altra sponda regna la rappresentanza del male, chiamalo comunismo, kasta corrotta, zombies etc etc! Da questa parte c’e’ il giusto, il corretto, la salvezza!!! Il discorso si svolge in altre parole, attraverso “verita’ assolute” che lo rendono indiscutibile perche’ i presupposti sono gia stati accettati, ingoiati e smaltiti durante vent’anni di orribile e martellante propaganda mediatica di cui, anche involontariamente si sono nutriti quelli che oggi sono i giovani! Quando questi poi sono chiamati a votare fuggono la sinistra demonizzata solo per cadere nelle grinfie del successore di colui di cui oggi sono disillusi, Silvio! Altro giro, stesso giuoco, altro demagogo stessa strada, altro cristo stessa croce!!!

  10. MUSA KABIRU scrive:

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