COSA HA VERAMENTE DETTO MATTEO RENZI AD “AMICI”

Quando ho sentito che Renzi sarebbe andato ad Amici ho subito pensato che il Marione nazionale lo avrebbe piallato come fece a suo tempo con Fassino, il politico più lungimirante degli ultimi 50 anni come si evince da qui

Quando l’attuale sindaco di Torino andò a C’è posta per te la De Filippi mostrò in video la sua tata e rase così al suolo la sua credibilità in tutti i quartieri d’Italia in cui il metro quadro costa meno di 12mila euro.

Ora non so voi ma io non sono certo nato in una favela eppure in vita mia non ho mai conosciuto nessuno che avesse una cazzo di tata.

A quel punto tanto valeva fare entrare in studio direttamente una barca a vela e mostrare le migliorie apportate nel nuovo pozzetto in tek.

Biologico e listellato a mano da intillimani di stretta osservanza dalemiana

M’immagino le dure obiezioni che lo staff di Fassino avrà opposto agli autori di C’è posta per te in quell’occasione

La sua tata?? Ma voi siete impazziti!  È una cosa troppo di sinistra!! Ditelo che volete toglierci voti al centro!

Chiamatemi pazzo se volete ma certi giorni in cui mi sento particolarmente complottista ho come il sospetto  che Mediaset abbia influenzato i risultati delle elezioni negli ultimi vent’anni

Senatore Pdl (urlando) “Le elezioni non si vincono con le televisioni!”
Senatore di sinistra scaltro ( creatura mitologica che esiste solo nella mia testa) “ E allora regalatecele!”
“No, tanto non sapreste che farne: avete solo UNA Serena Dandini!” (risata diabolica)
“Dannazione ha ragione!”
(Non riescono a essere scaltri nemmeno nella mia immaginazione)

Alla luce del ruolo politico dei media (certo Berlusconi ha anche altri meriti oltre alle televisioni, ad esempio è vecchio, erotomane e racconta barzellette agghiaccianti sui malati di aids) ho creduto che la De Filippi per bruciare il sindaco di Firenze si sarebbe inventata qualcosa  come  mostrare foto compromettenti al preparatissimo pubblico di Amici

Ed ecco Renzi mentre legge un libro!
Buuuuuhhhhhhh!
Senza figure!
Uccidiamolo !!!!!

In realtà quello che è successo è che la De Filippi gli ha lasciato fare 4 minuti di marchettone.  Un monologo talmente privo di ostacoli che sembrava di vedere Grillo a servizio pubblico ma con meno sputazzi, avvisaglie di Alzheimer e senza  nessun Travaglio sullo sfondo con lo sguardo in trance di chi sogna di costruire una nuova Berlino monumentale le cui rovine debbano rimanere ad eterna memoria del Reich a 5 stelle. (( Non so perché ma ultimamente Travaglio mi ricorda Albert Speer solo un po’ più incazzato ))

Ovviamente un giorno bisognerà anche chiedersi il perché di questo favore fatto da Mediaset a quello che a oggi è ancora un membro del PD. Ma prima andiamo a vedere cosa ha detto il nostro eroe.

Come prima cosa bisogna dire un’ovvietà: Renzi sa comunicare. Un qualsiasi elettore socialdemocratico occidentale a questo punto direbbe “Grazie al cazzo è un politico”, un elettore italiano di centrosinistra invece accende ceri e fa maratone ex voto nel deserto del Sahara per ringraziare gli dei.

D’Alema “Ehi questo sa raccontare delle storie!”
Bersani “Dovevamo gettare la sua cesta nel Nilo quando era piccolo”
D’Alema “No, era una cesta buona: l’avevano intrecciata degli amici miei intillimani, gente fidata”

Il contesto

Renzi era ospite a un talent show di gente che nella vita vuole danzare e cantare ma, se non ci dovesse riuscire, ha anche progetti concreti come diventare il nuovo bomber del Napoli o la velina bionda di Striscia la notizia. Sono la caricatura della working class restituita da 20 anni di berlusconismo televisivo o come lo chiamo io “La più grande riproduzione socio-culturale del bombardamento di Dresda”.

Ovviamente prima di analizzarlo bisogna chiedersi quanto sia rappresentativo della visione politica di Renzi  un discorso tenuto a un talent show televisivo.

Credo molto e per alcuni semplici motivi: 1. con questo intervento Renzi ha rotto un silenzio autoimposto in un momento cruciale per la sua carriera politica e per il Paese 2. per farlo ha scelto sì un format internazionale ma che in Italia viene mandato in onda dalle tv di Berlusconi, un messaggio simbolico molto forte 3. si è rivolto il sabato sera ad una platea che il centrosinistra da anni non riesce più a intercettare, ma anzi è lo zoccolo duro del berlusconismo.

Per tutti questi motivi anche se non si può certo ridurre tutto il suo programma politico a questo intervento vale comunque la pena di analizzarlo.

Renzi appare in giacca di pelle (un indumento che ormai usano solo lui e il mio coinquilino) e viene accolto da un boato da questa gente che sogna di farcela e di vivere un giorno in una villa di Roma nord e poter chiamare i propri figli Ggessica e Brandon e non immagina con quanta sufficienza li guarderà la servitù di Santoro dalla villa di fianco.

Il discorso

È molto difficile oggi parlare di speranza (…) soprattutto però io vorrei dirvi da parte di un sindaco, da uno che fa quella parola brutta, che fa “politica”, noi ci aspettiamo da voi che ci diate una mano a costruire questa speranza”

L’incipit sembrerebbe un omaggio indiretto a Berlusconi e Grillo, Renzi dice di essere uno che fa “Quella parola brutta: politica”. Pare quindi accettare il frame di significato degli avversari (che si pongono in modi diversi come fuori dalla politica o l’anti-politica) ma poi grazie a dio non si avventura in patetiche storie di tacchini sui tetti o foto davanti al benzinaio di famiglia (ovviamente ESSO perché non c’è limite al masochismo politico del Pd) e opera invece un ribaltamento. In altri termini prima usa una finta debolezza per creare empatia poi compie il rovesciamento tramite la famosa chiamata alle armi kennediana.

Qui il format è il classico “Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese mentre io mi scopo Marylin sotto roipnol”

Cosa posso fare IO per il mio paese? Mi è rimasto solo un rene, volete anche questo?
Solo se a te non serve

Dopodiché parte il classico arco narrativo dell’autoaffermazione, siete qua per farcela o almeno continuare a lottare. Non sarebbe bello se poteste lottare ad armi pari e sfondare solo grazie al vostro sudore?

La prima versione del discorso diceva “ Solo grazie al vostro Phd in microbiologia a Stanford” ma poi quel deficiente del ghostwriter è stato rimandato a editare gli articoli di Micromega

Un approccio che funziona alla grande in momento storico al cui cospetto l’alto medioevo era un’epoca estremamente meritocratica.

Rispetto alla narrazione classica dello spettacolo tv, abituata a esporre e cibarsi in egual modo di vittoria e sconfitta ma teorizzare esplicitamente sempre e solo la prima, Renzi compie un passettino in più  e riconosce esplicitamente l’esistenza della sconfitta. Non tutti possono stare in cima al mondo, nemmeno se pagano in comode rate.

Tan 4.9% Taeg 5,6 % (Qualsiasi cosa questo significhi)

 L’importante però è che mentre provi a farcela non perdi la faccia. Introduce una morale light (salvare almeno l’autostima) nel grande viaggio verso il successo

Mi stai dicendo che non devo fare pompini a un settantenne per entrare in parlamento?
Beh, dipende da quanto è efficace il tuo sapone per il viso

Qua ci troviamo di fronte a quella che potrebbe essere anche letta come un’umanizzazione del discorso di Berlusconi. Silvio non perdeva mai, a Matteo invece qualche volta capita ma in ogni caso non si arrende mai. Il mai è un assoluto di default.

Diciamo che l’idea di un settantaseienne con la faccia fatta di plastica ossessionato dalla figa giovane e solo al mondo, ha smesso per molti di essere un esempio credibile di “uomo che ha sempre vinto”. Chi ancora non se ne è ancora reso conto probabilmente è  troppo impegnato a soffiare nella sua bambola gonfiabile.

L’uomo che anche se fallisce non molla mai” è un modello molto più efficace in tempi di crisi in cui l’annichilimento della speranza, il confronto con l’ingiustizia e in ultima analisi la sconfitta, sono la pratica quotidiana di milioni di persone. Inoltre, cosa da non sottovalutare, questa è una narrazione compatibile con la biografia di Renzi che si è preso una sonora trombata alle primarie.

Ora tutto questo è molto motivational e ricorda molto da vicino le riunioni aziendali in cui i dipendenti vengono incitati da dirigenti o ospiti speciali, come dei famosi sportivi,  a dare il meglio di sé.

Se io ho vinto il Tour de France tu puoi tranquillamente vendere 225 aspirapolveri in un pomeriggio!
Nonvedolaconnessionelogica ma Sìììììì!!!

Il brodo di cultura fra tv commerciale e aziende è infatti molto simile.

Al tempo stesso però questa figura dell’uomo che ce la fa solo per i suoi meriti evoca anche un’Italia migliore rispetto a quella corporativista e familista dove viviamo adesso. Avvertite una leggera vibrazione inquietante in questa ambivalenza? È l’aziendalismo che ha pervaso il nostro immaginario fino a reificarlo completamente, la felicità è necessariamente affermazione sociale ovvero economica.

Sorvoliamo sul fatto che non ci vengono fornite indicazioni su come ottenere questi risultati politici perché 4 minuti ad Amici non sono la sede migliore per entrare nello specifico del proprio programma senza che qualcuno dei ragazzi crolli esanime a terra.

Bersani “Allora Sharon la cosa più importante adesso è immettere liquidità nella aziende anche perché i bilanci consolidati del 2012…”
Partecipante di amici “In realtà mi chiamo Nunzia e se non la smette subito di parlare morirò”
Bersani “Cara Nadia vuoi allora che ti parli del cuneo fiscale ?
Assistente di regia “Chiamate un’ambulanza Nunzia è svenuta!”
Bersani “Ma non si chiamava Nadia?”
D’Alema “No, mi sembra Sharon”
 

Da Erasmo da Rotterdam a Brunelleschi, il vecchio Tòpos della follia

Renzi ha concluso il suo discorso raccontando la storiella di Brunelleschi che veniva considerato pazzo dai suoi concittadini  ma poi riuscì a far stare in piedi una cupola in un modo che non era mai riuscito a nessuno. Il primo paragone che salta in mente è ovviamente la storiella della prefazione all’elogio della follia di Erasmo da Rotterdam scritta dal giovane Berlusconi. In realtà però quello della follia è un tòpos della politica molto usato, è la porta sul mondo delle emozioni che si varca per bypassare d’un colpo tutte le contraddizioni della società capitalista.

Il mondo fa schifo? Sorridi!

La nostra è una società che persegue con mezzi razionali scopi irrazionali e questo da origine ogni giorno a milioni di “morti di senso” nella vita di ogni uomo.

La politica di sinistra di un tempo puntava al superamento della contraddizione, io mi accontenterei di tenerle sempre presenti e agire di conseguenza,  la tecnica politica comunicativa di oggi (ma in modi diversi anche quella totalitaria) punta invece  al loro occultamento attraverso lo slancio dell’emozione, il protarsi infinito verso un obbiettivo fittizio ma affascinante. Questa roba effettivamente funziona e alla grande perché è semplice, immediata e abita proprio nel cuore delle persone. Peccato che sia finta e prima o poi lo si scopra sempre.

Per questo Obama è passato da “Yes we can” a “Non vorrete mica un repubblicano allla Casa Bianca vero?”

Se non si interviene in maniera strutturale usando un approccio razionale l’appello al cambiamento tramite la follia rimane pura tecnica di marketing.

Può funzionare ma da sola non basta, specie quando apre all’uomo solo, e ispirato, al comando.

Fatta questa questa doverosa specificazione arriviamo al cuore dell’analisi.

Cosa manca 

Pur considerano Renzi come il candidato ultra moderato dell’ala liberal che più liberal non si può del PD, nel suo discorso salta subito all’occhio una mancanza enorme per uno che ambisce  guidare il centro sinistra.

Non c’è nemmeno un riferimento, un accenno, alla comunità, alla dimensione sociale dell’uomo

Nel mondo tratteggiato da Renzi ad Amici ci sono solo persone singole che lottano per la loro autoaffermazione (sottotesto: uno contro l’altro) alcuni ce la fanno, altri (la maggioranza) se la prendono nel culo ma sorridono al destino avverso con bonaria ostinazione e ci riprovano.

È vero, le cose là fuori stanno effettivamente così.

Rispetto alla nostra società lo stato di natura Hobbes è La Melevisione

Io però vorrei sapere dal probabile candidato del centrosinistra cosa ha intenzione di fare per quelli che nello scontro soccomberanno. Evitare cioè la rimozione dal discorso politico di milioni di persone.   Un obbiettivo questo che non va contro la meritocrazia, garantire ai più bravi e talentuosi la possibilità di emergere è doveroso, ed è ora che qualcuno lo faccia davvero in questo Paese invece che dirlo solamente.

Ma un’azione politica anche solo vagamente di sinistra non può concludersi qui, altrimenti siamo sulle posizioni di uno qualsiasi dei tanti partiti liberali europei.

La meritocrazia di per sé non è un tema di destra o di sinistra, è un prerequisito delle società libere e democratiche oltre che una necessità fondativa per la loro stessa sopravvivenza (se non coopti i migliori agli alti livelli decadi inevitabilmente. Cfr. Italia)

Lo so, nel 2013 c’è ancora gente di sinistra che crede che meritocrazia sia un concetto necessariamente di destra. Queste persone una volta nell’aldilà espieranno per l’eternità i loro peccati  girone dell’inferno “Fila infinita alle Poste con impiegato fancazzista”.

Non dimentichiamoci che l’altra faccia dell’assenza di meritocrazia è una classe dirigente che nonostante vent’anni di fallimenti sistematici e clamorosi se ne sta ancora lì, saldamente in piedi sul ponte della barca che affonda, con stampato in faccia un sorriso da sberle.

La meritocrazia è un pre-requisito di ogni società che non voglia essere un’oligarchia familistica. Per cui ben venga ma andiamo oltre, qual è la  visione del mondo di  Renzi? Un posto d’individui perennemente in guerra fra di loro ma secondo regole ferree e meritocratiche? Dove “regole ferree e meritocratiche” è l’unica concessione alla guerra senza quartiere di uomo contro uomo?

Personalmente sono un individualista, chi segue Quit lo sa bene. Ma per quanto io sia un libertario per quanto concerne i comportamenti privati,  sono al contrario un convinto socialista per quanto riguarda la sfera pubblica.  Non voglio intromissioni nella mia vita privata ma quando si arriva al lavoro, all’economia, alla vita pubblica e da lì alla politica, in carica voglio qualcuno che garantisca il bene della mia comunità. Per mille motivi. Primo perché da soli siamo fottuti prima ancora di incominciare mentre assieme siamo più forti e ne beneficiamo tutti. Quando si tratta di comunità di uomini il potenziale non è il frutto di un’addizione ma di una moltiplicazione, per questo pur nella mia solida misantropia culturale sono assolutamente sicuro che da solo starei molto peggio. Sono gli altri esseri umani che danno il vero valore aggiunto alla nostra vita. Questo è un tema infinito e non pretendo certo di esaurirlo qui ma una cosa mi preme dirla comunque:

Il mito del self made man è appunto un mito. Pervicace e deleterio e tuttavia totalmente falso, ciononostante da Reagan e la Thatcher ( by the way porta i miei saluti a Satana) in poi costruiamo la nostra società su di esso.

Nessun uomo ce la fai mai da solo, anche i più brillanti devono ringraziare qualcuno, sia esso la sua famiglia, i suoi insegnanti, gli amici, la persona che amano, lo Stato o altre istituzioni intermedie. E’ quasi un tabù dirlo ma è così. Questo vale per il piano economico come per quello strettamente umano.

Togliete alla vostra esistenza tutto quello che non è lotta per l’autoaffermazione economica.

Riuscireste a vivere con quello che rimane?

Non credo.

Ben venga la sfida, la meritocrazia ma io voglio che nella visione del mondo di un leader di centrosinistra debba trovare spazio anche quella difesa della comunità come luogo di elezione dell’essere umano prima ancora che come salvagente sociale.

Nessuno può mai farcela veramente da solo e i beni sociali sono i più importanti che abbiamo, quelli che fanno veramente la qualità della vita.

Ad Amici Renzi ha rotto il frame della narrazione del talent show tematizzando esplicitamente la sconfitta e tirandola fuori dal cono d’ombra in cui la società dello spettacolo capitalista la confina. È stato un piccolo passo avanti ma avrebbe potuto e dovuto fare di più: ricordare che è l’Italia del futuro è quel paese meritocratico dove però nessuno sconfitto sarà abbandonato a se stesso e dove la cooperazione sarà importante tanto quanto, se non più, della competizione individuale.

Qui siamo ovviamente agli elementi basilari di una sinistra molto moderata, ma è su questi principi guida che si costruiscono poi i provvedimenti concreti che sostanziano la visione del mondo. Non sono questioni irrilevanti ma al contrario fondative.

Uno che riusciva molto bene in questo pur avendo uno stile comunicativo (o non-comunicativo ma in modo talmente esplicito da risultare comunque efficace) era Romano Prodi. Il motivo perché ogni volta che gli hanno permesso di provarci ha sempre battuto Berlusconi è che alla visione liberista del self-made man sotto Cialis ha opposto in maniera credibile il frame pacato della comunità cooperante ed equa.  Se avete dei dubbi a riguardo andate a rivedervi i dibattiti Berlusconi vs Prodi per le elezioni del 2006, il professore è stato l’unico leader del centrosinistra di questi ultimi vent’anni a fornire una narrazione alternativa (se pur in modo ultra moderato) a quella del neoliberismo. Non a caso ha vinto due volte su due.

Renzi deve aprire la sua, pur efficace, narrazione liberale a questi valori per sfondare a sinistra pur senza perdere terreno al centro.  E deve farlo, cosa più importante, per diventare esponente a pieno titolo di un progetto politico che voglia migliorare il mondo, non solo governarlo, altrimenti chi dice di lui che è un candidato di destra avrà assolutamente ragione.

 

 

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