Bratislava può attendere: il Suv Lamborghini lo facciamo a casa nostra

  • 3 luglio 2015
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(Questo articolo è apparso sul Venerdì di Repubblica del 3/7/2015)

“Scusa spostati, un attimo” dice il mio accompagnatore, mi faccio in là e mi sfila davanti uno scintillante blocco motore di 6 mila e 500 centimetri cubici di cilindrata e 700 cavalli di potenza, che, se non ne avete mai visto uno, per capirsi è grande come un piccolo orso e pesa 235 chili. Si muove silenzioso e serafico, come non sarai mai più una volta acceso, a bordo di un carrello elettronico privo di pilota, in viaggio verso la linea di produzione dove gli operai si occuperanno di alloggiarlo in un vano motore.

Sono nello stabilimento Lamborghini (di proprietà di Audi dal 1999) a Sant’Agata Bolognese, dove tutto è talmente tecnologicamente avanzato, asettico ed elegante che più che in una fabbrica di automobili sembra di stare in un comparto della NASA deputato a costruire razzi stradali color ramarro per quei i miliardari di ogni parte del mondo che siano al tempo stesso appassionati di velocità e privi timidezza. Qui si fanno vetture estreme tanto nei contenuti tecnici quanto nelle forme, auto per i garage di pochi e per i poster di molti.

Negli 80mila metri quadrati dello stabilimento non c’è rumore, si parla tranquillamente senza alzare la voce, nell’aria non ci sono pulviscoli di sorta, le auto in assemblaggio stanno ferme 90 minuti ad ognuna delle 12 stazioni sulla linea di produzione, la retribuzione è il 30% più alta della media di settore, di Charlie Chaplin manco l’ombra, e neppure di Gianmaria Volonté, tanto che la Fiom ha approvato l’ultimo accordo praticamente all’unanimità.

Nelle due linee attualmente in funzione si producono 15 vetture al giorno, 5 Aventador (la macchina con il mostruoso dodici cilindri  che se va in giro da solo) e 10 Huracan, il modello più piccolo da soli 610 cavalli che siete liberi di immaginare anche come 12 Fiat Panda fuse assieme  e tenute senza cibo per una settimana. Il fatturato del 2014 è stato di 629 miloni di euro, ovvero + 24% rispetto al 2013. Il primo modello, l’Aventador viene via a partire da 329.400 euro, l’Huracan parte invece da 206.790, non esattamente spiccioli, ma l’azienda spende in ricerca il 20% del fatturato, contro il 5% della media di settore. In tutto comunque fanno 1.175 dipendenti a tempo indeterminato, nel 2000 erano 400. Ora la buona notizia è che nel 2018 con l’apertura della nuova linea di produzione del nuovo Suv Urus, dovrebbero aumentare di altre 500 unità.

Già perché, che la produzione del Suv più lussuoso del mondo dovesse rimanere qui a Sant’Agata, 7312 anime e 36 chilometri da Bologna,  non era affatto scontato, visto che il gruppo Volkswagen (di cui Audi a sua volta fa parte) aveva già uno stabilimento adatto a Bratislava.

“Abbiamo combattuto per rimanere qua” mi dice il direttore industriale Ranieri Niccoli “ perché qui ci sono le competenze”. E chissà forse perché una Lamborghini fatta in Slovacchia non avrebbe avuto lo stesso fascino.  Una grossa mano comunque l’hanno data anche istituzioni e sindacati.  In tutto 87 milioni fra aiuti e sgravi, divisi fra ministero dello sviluppo economico, Invitalia e Regione Emilia Romagna. Gli investimenti di Audi dovrebbero invece oscillare fra gli 800 milioni e il miliardo.

In un certo senso è un ritorno al passato perché secondo alcuni il suv fu inventato proprio da Lamborghini, negli anni 80, con il mostruoso LM002, un enorme fuoristrada di lusso che montava lo stesso motore della Countach. Consumava come una petroliera, superava i 200km/h nonostante le 2 tonnellate di peso,  e venne venduto soprattutto in medio oriente, in genere a fini umanisti del calibro di Uday Hussein, figlio di Saddam, il cui  sfortunato esemplare fu fatto saltare in area dai Marines americani. In Lamborghini ora confidano di vendere il nuovo Urus a gente che faccia a pieno titolo parte dell’economia legale, e anzi sono fiduciosi che troveranno circa 3000 persone l’anno pronte a sborsare 200mila euro ad esemplare.

Nel frattempo hanno vinto riconoscimenti come “Top Employer” e “Impresa etica”, hanno piantato un bosco dietro allo stabilimento, costruito il primo edificio industriale di classe energetica A in Italia, finanziato la stagione teatrale del paese e con l’acquisto dei nuovi terreni per Urus anche i lavori di ristrutturazione della scuola materna. Ho chiesto al sindaco Giusepe Vicinelli se c’era qualcosa che non funzionasse da queste parti “I turisti “ è stata la sua risposta  “arrivano allo stabilimento che però è sulla provinciale e in paese per ora non ci mettono piede, dobbiamo cercare di attirarli. Abbiamo tante cose, come ad esempio “la sala della partecipanza” un’antica istituzione di origine matilidica che faceva ruotare la proprietà delle terre fra le famiglie più antiche del paese. Chi se ne andava, anche il paese di fianco, veniva escluso per sempre.” Se il sindaco riuscirà nel suo intento, milionari o semplici turisti americani, sauditi, o indiani, in visita alla Lamborghini potrebbero sentirsi raccontare di un passato lontano in cui se lasciavi il paese perdevi la ricchezza, un rischio che in Audi non hanno voluto correre.