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DUE O TRE COSE DA SAPERE SULL’ARTERÌA PRIMA DI PARLARE DI RAZZISMO

La storia del locale bolognese accusato di razzismo vista da vicino  

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Stavo lavorando (leggi sbirciando i social) quando sono capitato per caso sul link a questo articolo.

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Ah però, ho pensato. Va mica bene. Poi leggo che il locale in questione (discoteca come se fosse il 1993) è l’Arterìa. Cosa non quadra è abbastanza chiaro già dalla foto del locale che correda l’articolo, dove in prima fila sulla sinistra capeggia un bianco sui generis.

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Il che comunque è ancora niente se si pensa che il gestore di quell’Arterìa che metterebbe in pratica l’apartheid, non solo ha avuto per anni il locale con la clientela più nera dell’Emilia Romagna, promuovendo una delle più durature serate reggae d’Italia, il Downtown bashment, ma è sposato con una giamaicana nera, noto segno di aderenza a degli ideali razzisti.

Già che c’era, in un’implicita pulsione verso l’arianesimo definitivo, Mimmo, così si chiama il gestore,  c’ha fatto anche dei figli con la donna in questione, che però per uno scherzo del destino cinico e baro pare non siano venuti proprio bianchissimi.

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FENOMENOLOGIA DI VALENTINA NAPPI (Linkiesta)

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Valentina Nappi mi ricorda quel tipo di ragazza che dopo un inizio titubante con il sesso, magari dopo essersi sentita bruttina per un po’, si dà una sistemata e incomincia a guardarsi allo specchio con maggiore fiducia proprio mentre scopre la magica legge del maschio italiano ( basta che me la dia, nda) e ne approfitta per uscire dal cono d’ombra grazie a una spregiudicatezza maggiore di quella delle amiche.

Questo genere di ragazze di solito ci prendono parecchio gusto e nel luna park di uomini che scoprono di avere a disposizione, al tutto sommato modico prezzo della propria disponibilità e della disapprovazione di Massimo Boldi, ottengono botte di autostima che si mischiano all’antica verità che, anche se non è il caso di farlo sapere a una certa categoria di femministe, scopare piace anche alle donne.

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Fino a qui tutto bene. Il problema si pone quando il sesso diventa l’unico motivo di vita e, in contemporanea, si ha la pensata che tutto questo, condito con quattro citazioni modaiole in croce poste lì ermeticamente a significare “cultura” possa dare a una donna, il cui unico merito è di avere una vagina particolarmente attiva, uno spessore intellettuale di alcun tipo. Non ha funzionato con Rocco Siffredi, costantemente ignorato dall’accademia che assegna i Nobel, non funziona nemmeno per le donne. È la parità dei sessi (questa, non quella della Nappi). (Continua a leggere su Linkiesta)

I giovani emigrati italiani non fanno i minatori (Linkiesta)

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“Pane e cioccolata” è un film di Franco Brusati con Nino Manfredi che racconta le vicende di un immigrato italiano in Svizzera, un dramma con frequenti momenti comici e una memorabile scena grottesco-satirica ambientata in pollaio umano, una sequenza capace di disturbare lo spettatore e di farlo per un motivo. Pane e cioccolata è stato girato nel 1973 ed è un bel film che narra la parabola senza fine di un uomo alla ricerca di un posto in una nazione che non è la sua, e nel farlo non risparmia nessuno: i biondi e disumani svizzeri, i connazionali italiani che accettano tutto tanto “noi teniamo il sole e il mare”, e, non ultimo, il protagonista stesso.

L’ho visto per la prima volta l’altra sera in un cinema di Manhattan poco lontano da Central Park, in una sala piena d’italiani che rappresentavano abbastanza fedelmente una certa parte del nostro Paese, quella che comanda: tutti di una certa età (io, un mio amico e degli studenti americani di cinema eravamo gli unici sotto i 45) e tutti vestiti di modo che da quattro isolati di distanza si potesse dire “ehi guarda laggiù, un italiano coi soldi!”.

Alla fine della proiezione, al momento del temibile dibattito, una signora italiana alza la manina ingioiellata e in un buon inglese osserva che in fondo questi poveri immigrati in Svizzera di una volta assomigliano molto a nostri giovani italiani che vengono in America per trovare lavoro, anche se questi ultimi hanno alle spalle delle famiglie benestanti (testuali parole).

Sono poco avvezzo a trovare epifaniche delle singole frasi, ma in questa stupenda, aerodinamica e sibilante cazzata credo fosse magnificamente racchiuso un mondo, e penso che a patto di essere coraggiosi a sufficienza sia interessante provare a esplorarlo. Continua a leggere su Linkiesta

Il giorno in cui l’emozione superò la notizia (Linkiesta)

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Sulle prime, il sorpasso dell’emozione sulla notizia generò un certo grado di scandalo, commenti caustici, battute ironiche, sdegno, predicozzi, annunci d’imminenti apocalissi, la maggior parte dei quali su Facebook ma in qualche caso anche fra persone con un lavoro.
La svolta in realtà era nell’aria da tempo. L’emozione, scalpitante, subdola e già segretamente al comando, innervava la cronaca da decenni, accontentandosi però di dettare con lo spietato automatismo di chi non deve certo spiegare cose ovvie, la scelta degli aggettivi e degli avverbi, generando prese di posizione evidenti, ma astutamente accucciate alle spalle dei sostantivi e dei fatti, con l’atteggiamento complottante dello studente medio che si prepara a uno scherzone ai danni delle coscienze degli italiani.
Così la vittima del pirata della strada era per definizione “innocente” anche se magari fra le mura di casa torturava furetti tenerosi, in banca possedeva azioni di aziende di armi e in cucina non asciugava mai bene i piatti dopo averli lavati. La vita dell’accusato di un omicidio particolarmente infame e degradante veniva all’opposto scandagliata alla ricerca di qualsiasi cosa che per quanto ovvia e diffusa fosse in grado, forte del nuovo contesto di linciaggio sociale, di generare feroci vampate di sdegno popolare, alzate di forconi e la sensazione di possedere una, per quanto ridotta all’osso e assai generica, superiorità civica.

“Grazie alle analisi costate 24 milioni di euro e una serie poliziesca interpretata da una muta di cani antropomorfi su canale 5, gli inquirenti hanno trovato sul computer del presunto killer di Castenedolo le prove che nel 2004, 9 anni prima del delitto, il signor Nunzio Capro avrebbe guardato un porno”

Egli dunque non solo era un assassino ma anche era proprio come noi, un motivo in più per odiarlo.

“Il filmetto pornografico rinvenuto sul computer dell’operaio specializzato del bresciano, sarebbe inoltre di

Il SISTEMA DELLE MAREE (LINKIESTA)

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Da ragazzino ero affascinato dalle piazze di spaccio, piccoli ecosistemi d’illegalità all’interno di stati di diritto. Le vedevo al tempo stesso come una prova di forza criminale e come un’espressione di un permessivismo del potere. Scoprii poi che le cose erano un po’ più complicate di così.

Quel tipo di piazze ha una particolarità, la loro apparente extraterritorialità è spesso interrotta dalle retate, un rito fatto di urla, violenze e perquisizioni, con cui il potere dialoga a sberloni con il contropotere. Ogni tanto, magari perché c’è scappato il morto, magari perché è arrivato un nuovo questore o perché è imminente la visita in città del sottosegretario alle famiglie monogamiche e timorate di dio, sta di fatto che arriva sempre il giorno in cui da ogni direzione arrivano volanti, furgoni, poliziotti grossi come rugbysti che corrono con il distintivo a tracolla, la pistola in mano, e alla fine in genere spunta anche un cane lupo con gli stessi gusti di un teknoraver in fatto di droghe. Se va bene vengono fatti un po’ di arresti, il commissario della mobile o il capitano dei carabinieri si fanno fotografare sui giornali locali e il giorno dopo si può tornare felicemente a comprare tutto quello che serve esattamente nello stesso posto, o male che vada 100 metri più in là.

Al netto delle storie, talvolta drammatiche, delle persone che sostanziano i due sistemi, legalità e illegalità dialogano e coabitano nella misura in cui ci sono delle esigenze ambientali più ampie: il bisogno, in mancanza di mezzi, di circoscrivere il fenomeno del commercio di droga in un luogo piuttosto che un altro o, in zone dove la criminalità organizzata controlla il territorio, la necessità di non irritare chi è grado di spostare pacchetti di voti attraverso l’economia illegale. Sistemi insomma o in cerca di una …

Il vero insegnamento di queste elezioni (Linkiesta)

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Che il clima creato dalla campagna #vinciamonoi fosse solo una bolla di marketing, adesso lo diranno tutti. Prima però il timore di dire quello che nonostante tutto la razionalità portava a pensare, ovvero che un movimento in grado di congelare nei sogni di dominio del suo leader otto milioni di voti durante la più nera delle crisi, non poteva aumentare i propri consensi, ci ha condizionato praticamente in blocco, giornalisti e lettori.

Forse è stato il timore di sbagliare ed essere messi alla berlina dai grillini, o forse il fatto che, comunque la pensiate politicamente, non si può dire che la razionalità sia stata il fattore decisivo delle elezioni degli ultimi vent’anni. Fra i fenomeni che ci contraddistinguono come popolo, la “razionalità politica” viene subito dopo “attraversare solo sulle strisce pedonali”. Fenomeno comunque interessante, da studiare, questa sopravvalutazione collettiva dei grillini che fa da contraltare alla sottovalutazione che avevano subito alle ultime politiche e di cui è sicuramente figlia, almeno in parte. Oltre al fatto che Casaleggio possiede La Forza, ovviamente. Continua a leggere su Linkiesta

QUITALY DA OGGI IN LIBRERIA, ECCO COSA C’è DENTRO

quitaly“Cosa ti mancherà di più di Quit?”

“I momenti in cui non c’era”

Il più alto e magro dei due uomini si accese una sigaretta, pensoso

“Già. Ma anche quando diceva -Temo che dovremmo essere d’accordo sul non essere d’accordo- e se ne andava finalmente a dormire non era male”

“Quello è stato un bel Natale”

“Tecnicamente era già Santo Stefano. Erano le sette e un quarto di mattina”

“Diciamo pilatescamente che era un po’ ostinato” convenne allora quello più grosso dei due, un tizio con la barba nera e una felpa con il cappuccio.

“Ma non lo amavamo per questo?”

“No”

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#QUITALY – DAL 7 MAGGIO IN LIBRERIA

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Quit? Bravino anche se a volte lo prenderei a sberle

Mahatma Gandhi

Trovo che Quit riesca con grande abilità nel difficile compito di raccontare quelle parti della complessità del reale che di solito sfuggono allo sguardo dei media di massa, coniugando una raffinata verve satirica con una visione del mondo originale e intellettualmente stimolante

Justin Bieber

Non ridevo così tanto da quella volta all’after vicino Foggia assieme a Carlo Maria Rogito e l’etere buono proprio

Padre Pio

Questo libro di Quit è più divertente delle sue email personali. E lui è uno di quelli che rispondono speranzosi alle proposte di allungamento del pene

Barak Obama

SQUIT SQUIT SERVO DEI POTENTI KKKA$$$$$TA, VENDUTO, QUANDO VINCIAMO TI DEPORTIAMO IN SIBERIA PERKè IL PUOPOLO A FUAME E DEMOKRAZIA è QUANDO CASALEGGIO DICE CHE è DEMOKRAZIA. VEDREMO QUANDO NON CI SARANNO PIù I KONTRIBUTI PER LA STAMPA DELLE KOPIE CARTACEE DEI GIORNALI SE AVRAI ANCORA I SOLDI PER SKRIVERE SU GIORNALI CHE ESISTONO SOLO ONLINE!

Un grillino

Da che parte è l’Ucraina?

W. Putin

Nei prossimi giorni poi vi dico anche cosa c’è dentro. Adesso mi riposo un attimo che ci ho lavorato 14 mesi.

Q.

P.s.

La copertina è di Gipi, e sì, è un po’ troppo bella.

#quitaly dal 07-05-2014 in libreria o partendo da qui.