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Perché True Detective non è la rivoluzione (Vice)

 

In Quinto Potere di Sidney Lumet, una assistente sintetizza a una splendida Faye Dunaway, dirigente di un network televisivo americano, alcune sceneggiature. In ognuna delle quali c’è sempre un tizio “burbero ma dal cuore d’oro.”
Era il 1976.
Trentotto anni dopo, il mondo, o sarebbe meglio dire le bacheche di Facebook sulle quali una piccola parte della popolazione fa professione quotidiana di apostasia nei confronti dell’orrido “sceneggiato italiano” e le sue legioni di preti, medici e sbirri buoni, ha gridato a più voci alla rivoluzione e alla serie definitiva per l’arrivo di True Detective e per il “detective Rust”, “un burbero dal cuore d’oro” che ha letto più libri dei suoi omologhi un po’ scemi e alcolizzati degli anni Settanta.

Ora che la prima stagione di questa serie antologica è terminata (ogni anno storia, personaggi e location diverse, altra cosa che ha eccitato gli animi), si può tranquillamente affermare che la portata della sua tanto decantata visionarietà si limita al rinnovamento di un ambito ben specifico: quello del crime con potenzialità generaliste. Generaliste per gli standard di un Paese che sa produrre narrativa di qualità, ovviamente. In True detective non c’è nessuna tragedia contemporanea, né collettiva come in The Wire, né personale come in Breaking Bad: non siamo di fronte ad un capolavoro, ma a una serie interessante soprattutto per i suoi elementi di sperimentazione.

In True detective c’è l’eterna lotta fra il male e il bene che però occupano campi ben definiti, opposti e inconciliabili. Alla fine di un lungo percorso di morte si compie l’esorcismo e l’equilibrio si ricompone, la classica struttura del giallo.
Perché dunque tanto clamore? (Continua a leggere su Vice)

REPORTAGE: DENTRO IL LUCCA COMICS (VICE)

 

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(Foto di Federico Thomas Borghesi)

Molti conoscono di fama o per via di The Big Bang Theory il Comic Con di San Diego, il più grande ritrovo d’America in materia di cultura popolare, fumetti, animazione, film epici, videogiochi. Pochi sanno però che l’evento di San Diego è più piccolo del Lucca Comics, l’equivalente italiano che con 170mila presenze è il terzo festival del genere al mondo dopo una convention giapponese e una francese. Inutile dire che dovevamo andarci.

Quando provo a cercare un treno per arrivare a Lucca da Bologna durante il ponte dei morti, sulla tratta AV fino a Firenze gli unici posti rimasti sono quelli pensati per le photo opportunity “siamo come voi” di Berlusconi e la sua “fidanzata”. Praterie per i piedi, sedili in pelle di animale in via di estinzione e quel tipo tariffa che VICE sarebbe disposto a pagare solo per poter disporre liberamente degli organi interni dei suoi stagisti non fumatori. (Continua a leggere su Vice)

 

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LA SORVEGLIANZA DELL’NSA È MOLTO PIÙ VICINA DI QUANTO PENSIATE- intervista a Fabio Chiusi (Vice)

 

Nel giugno del 2013 il mondo ha scoperto di essere sotto sorveglianza elettronica. È successo quando Edward Snowden, un dipendente dell’NSA—il servizio segreto interno degli Stati Uniti—è fuggito delle Hawaii a Hong Kong e ha consegnato a giornalisti del Guardian e del Washington Post documenti riservati che rivelavano l’esistenza di una gigantesca attività di spionaggio americana sui i dati elettronici dei cittadini stranieri e americani, una sorveglianza organizzata attraverso molti programmi con nomi e funzioni diverse, il più famoso dei quali è divenuto Prism.

Da lì in poi alle rivelazioni sui sistemi di sorveglianza ne sono seguite altre e si è scoperto che gli Stati Uniti probabilmente non sono nemmeno i soli a spiare i propri cittadini e quelli di altri Stati. In America, Francia, Germania e Inghilterra queste rivelazioni hanno creato un grande dibattito pubblico su privacy e potere. Meno intenso è stato l’impatto giornalistico e politico che queste notizie hanno avuto in Italia, impegnata a parlare indovinate un po’ di chi.

In questo scenario, uno dei pochi nel nostro Paese a occuparsi approfonditamente e con competenza di quella che a tutti gli effetti è una svolta radicale nella storia delle democrazie occidentali è stato Fabio Chiusi, giornalista e blogger. Con la recente rivelazione che anche i leader politici europei erano sotto controllo americano, la questione è tornata ad occupare le prime pagine dei giornali, comprese questa volta anche quelle italiane. Abbiamo perciò deciso di discutere con lui di sorveglianza elettronica, delle sue implicazioni per vita democratica e personale, oltre a chiedergli cosa dobbiamo aspettarci per il futuro e cosa possiamo fare per proteggerci dallo spionaggio della nostra vita privata.

VICE: I programmi di controllo sono pressoché infiniti: Prism, Blarney, Xkeyscore, Boundless informant… come si differenziano? ( Continua a leggere  su VICE cliccando qui )