Dentro un party romano, nei giorni del Fiction Fest (Linkiesta)

  • 14 ottobre 2013
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La scorsa settimana ero a Roma. Non ero mai stato a un party frequentato da gente del mondo dello spettacolo prima, ma come direbbe un prete alle prese con una chierichetta durante una pandemia legata al cromosoma y: «c’è sempre una prima volta».

Uno dei problemi di scrivere sotto pseudonimo è che, se finisci in un posto del genere, devi inventarti delle credenziali credibili e adesso so che passavo qua davanti e ho visto un sacco di fica non funziona granché.

Il massimo che potrete ottenere con un’entrée di questo tipo è un muto cenno di empatia da alcuni sceneggiatori sopra i 50 anni con gli occhiali con la montatura colorata. L’occhiale colorato, stando a quanto capirò più tardi, deve significare qualcosa come scrivo storie stucchevoli dove i buoni vincono sempre ma adoro il sesso sadomaso. Nulla mi toglie dalla mente che ci sia un legame fra le due cose, una specie di pulsione dell’universo al riequilibrio, come se da qualche parte a Roma nord succedessero cose turpi e inenarrabili per ogni scena in cui una giovane eroina stereotipata salva la vita ad un bambino e una nonna di Avellino si commuove davanti alla TV. (Continua a leggere gratis su Linkiesta)