Dicono di “Lascia stare la Gallina”

“LASCIA STARE LA GALLINA” (Bompiani) è in libreria

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(2° edizione agosto 2015)

Arguto come un racconto di Flaiano, vorticoso come un trip di Irvine Welsh

 Style-Corriere della Sera

Un film in attesa di essere girato

La Repubblica

 Un romanzo italiano tra i migliori degli ultimi anni

Wired

Dopo “La Ferocia” di Nicola Lagioia un nuovo romanzo accende i riflettori sulla parte di società meridionale in cui bene e male sono indistinguibili

Il Giornale

Un affresco morale sul potere nell’italia di oggi

Venerdì di Repubblica

Un racconto a più voci che non dà tregua. Un linguaggio brillante, che elettrizza, inchioda alla lettura. Una scrittura serrata, ironica in maniera sorprendente

Io Donna- Corriere della sera

Un vero professionista della parola scritta (…) Violenza tanta, energia moltissima. Sesso, droga, e dance hall.

Quotidiano di Lecce

Non è solo un thriller ma anche una commedia tragicomica sulle impudenze (e gli impuniti) della scalata al potere.

DonnaModerna

Un libro totem che ogni salentino dovrebbe leggere

Lecce Prima

Un breaking bad salentino formato cartaceo

Finzioni

“Lascia stare la gallina” è nella decina finalista del

Premio-sila-49

LASCIA STARE LA GALLINA è in tutte le librerie e su:

Amazon

Ibs

Feltrinelli

Tour di presentazione #gallinaovunque

GALLINAOVUNQUE

#gallinaovunque

Prossime date:

30.08 Ostuni- Ostuni pop Caffè frida ore 20.30

04.09 Treviso – HOME Festival

Date passate

Torino 17 maggio- h 15. 00 Stand Ibs.it – Salone del libro Host: Madaski ( Africa unite)

Milano 26 maggio h. 18. 30  Santeria. Host: Marco Alfieri

Prato 27 maggio h. 18  Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci. Incontro per la serie Changes “Da inchieste a storie: il futuro del giornalismo” Host: David Allegranti

Firenze 3 giugno Feltrinelli P.zza della repubblica h.18.30 host Mario Cristiani

Bologna 5 giugno Feltrinelli due torri h 18 host Ivano Porpora

Roma 10 giugno h 19.30 Giufà host Gipi

Milano 13 giugno h.18.30 Open ( questa non è una presentazione del mio libro ma parlerò assieme ad Andrea Girolami del suo di libro, che è molto bello anche se non ha una gallina in copertina e non succedono cose turpi)

Bolzano 18 giugno h.19 Pippo stage host: Fabio Gobbato

Trento 19 giugno h 18 Bookique Trento feat Anansi

Lecce 27 giugno Feltrinelli

Cosenza 28 luglio Libreria Mondadori  (premio sila 49)

Gubbio – Doc Fest 9 agosto

Torre dell’Orso (le) 11 Agosto La Casaccia

San Cataldo (le) 18 Agosto Lido York

 

per richieste di organizzazione di presentazioni o incontri   quitthedoner@mail.com

 

IMG_2661(Torre dell’Orso. Uno dei luoghi del romanzo)

 

RECENSIONI E INTERVISTE:

 

doner By Roberto Seclì 1(Photo by Roberto Seclì)

RECENSIONE SU STYLE-CORRIERE DELLA SERA di Severino Colombo

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Recensione sul “Nuovo quotidiano di Puglia” di Teo Pepe

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RECENSIONE SU WIRED.

“Lascia stare la gallina”, Rielli, al suo esordio romanzesco, ci racconta l’Italia che siamo

 di Andrea Micalone 

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Volendo trovare in questo romanzo una citazione che lo descriva si potrebbe prendere questa, ma sarebbe riduttiva.
Per chiarirmi, devo dirlo subito: questo romanzo mi ha sorpreso oltre ogni più rosea aspettativa.
Rielli nel suo libro ci parla anche di potere, anche di soldi, anche di malavita, anche di gente comune, ma è così bravo da non finire in nessun cliché che questi concetti fanno immaginare. Mi aspettavo un buon libro, un testo interessante e avvincente, ma l’autore a mio parere ha fatto di più: ha creato un’opera che ha tutti i requisiti per essere inserita nella buona letteratura.

La trama si svolge come un classico giallo. Una ragazza viene uccisa in un campeggio di Frassanito, viene incolpato un ragazzo della sua morte e l’ex poliziotto Salvatore Petrachi, titolare di una ditta di security e immischiato in molti malaffari, viene incaricato di sbrogliare il caso. Queste vicende diventano il pretesto per descrivere i sanguinosi meccanismi di potere vigenti nella nostra cara penisola. Per la trama in sé vi consiglio di leggere direttamente il romanzo, poiché farne un riassunto sarebbe poco utile e rovinerebbe anche il gusto della sorpresa ai lettori.

Quello che invece desidero mettere in risalto è lo stile del testo e la ricchezza dei personaggi. Rielli, al suo esordio romanzesco, dimostra non solo di sapere come si crea una trama avvincente, ma anche di avere una capacità di scrittura stupefacente. Ogni capitolo si sposta su un personaggio diverso, descrivendone la natura e il linguaggio in modo vivido, ma mai giudicando (come appunto deve fare un romanzo eccellente). Infatti c’è critica sociale in questo testo, senza dubbio, ma non è mai una critica “scolastica”, non è una critica che vuole delineare il solco tra i buoni e i cattivi. Continua a leggere su Wired

(CONTINUA A LEGGERE SU WIRED)

IO DONNA ( corriere della sera)

Lascia stare la gallina di Daniele Rielli

di Francesca Cingoli

Lascia stare la gallina

Lascia stare la gallina è un racconto a più voci che non dà tregua. Protagonista è la terra di Salento, piena di luce ma anche di tanta ombra: è l’ombra minacciosa della delinquenza, fatta di contrabbandieri, piccoli spacciatori, poliziotti corrotti, faccendieri, prostitute.

Le voci narranti, da punti di osservazione diversi, si fondono in un racconto di minaccia incombente: l’ex poliziotto, che gestisce con sinistra disinvoltura una pletora di attività e aspira alla massoneria, il suo socio, diviso tra ristorazione e prostituzione, lo spacciatore un po’ fricchettone, molto sballato ma sempre attento, il giornalista idealista e marxista, che vorrebbe cambiare il mondo, la sua fidanzata, che gioca una doppia partita.

Tutto parte da un assassinio in campeggio, ragazzi che dal nord arrivano in Salento per vivere la libertà del mare: canne, sesso in spiaggia, dancehall e musica rap. Una selva di studentelli, deejay e punkabbestia, terreno multicolore di divertimento che ingolosisce la piccola grande criminalità locale. Si parte da questo, ma i giochi si fanno negli studi eleganti di avvocati e politici, sugli yacht, e nelle ville di quelli che contano. Perché sono l’ambizione e il potere le forze che muovono i fili della trama, fitta ma solo in apparenza complicata.

Un linguaggio brillante, che elettrizza, inchioda alla lettura. Non è tanto l’intrigo, il filo del giallo, a non consentire al lettore di alzare gli occhi dalle pagine, quanto la scrittura, serrata, ironica in maniera sorprendente, tagliente, che azzarda anche il dialetto e non sbaglia. Un libro da leggere, oltre 600 pagine che scorrono vivaci, spietate, brillanti.

Recensione di Gianni Santoro su Repubblica

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Recensione QuiSalento

 

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Recensione Finzioni Magazine

di Andrea Sesta

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Salvatore Petrachi, il protagonista principale di Lascia stare la gallina, si serve del genere giallo per scalare la scala del potere. Ora mi spiego.

Ancora una volta, e come se ce ne fosse bisogno, il genere giallo si dimostra il più adatto per parlare del presente. E non perché i telegiornali non raccontino bene la realtà con dovizia di plastici ed esperti di ogni disgrazia umana, ma perché il giallo ha la caratteristica (innata? non credo, ma andiamo avanti) di fare luce sugli angoli bui della società di cui parla. Il primo film neorealista è Ossessione, del 1943, di Luchino Visconti. Una donna e il suo amante vagabondo (spoiler) amazzano il marito, aprono una trattoria, ma a un certo punto si separano per poi finire… non ve lo dico. Ma, per arrivare al punto, è chiaro che tra ricerca di una narrazione sincera, autentica, approfondita e disincantata della realtà e genere giallo ci sia un legame molto stretto. Di genere parliamo, ma non solo, sia chiaro. Teniamo un secondo questo concetto e lasciamolo lì.

Quit the doner l’abbiamo conosciuto anni fa per i suoi reportage divertenti e straordinariamenta analitici, in un periodo storico in cui online si faceva la gara per tagliare tagliare tagliere lui è stato uno dei primi a mettere in discussione il mantra. Mettendolo in discussione con successo, i suoi post (e articoli poi) lunghissimi hanno dimostrato che un’altro modo di scrivere – e leggere – è possibile. A furia di semplificare, delle notizie rimane solo il titolo e una gif. Ecco, l’autore di questo racconto non è più semplicemente Quit the doner (che nella scorsa recensione avevo ipotizzato fosse una donna) ma un ometto sulle trentina scarsa, di nome Daniele.

Daniele Rielli lo conosciamo da oggi, con questo suo primo romanzo, potente, sarcastico e, violentemente sagace. Leggetelo vicino a una bottiglietta d’acqua e a un’asciugamano, vi farà venire caldo e sete.( Continua a leggere su Finzioni magazine)

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Non so se Rielli sia effetivamente l’Irvine Welsh italiano (io penso di si), se la sua produzione letteraria futura confermerà questo giudizio (e quanto sarà difficile confermare una qualità e complessità come quella di quest’opera prima!), indubbiamente è la novità più straordinaria capitata alla letteratura italiana negli ultimi anni. Continua a leggere

Intervista sulla Gazzetta del Mezzogiorno

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INTERVISTE

INTERVISTA AL NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA  di Valeria Blanco

Quando tutti osannavano il Salento dei beach party, i suoi reportage ne mettevano a nudo, con sarcasmo, i meccanismi perversi. E quando il Movimento 5 Stelle raccoglieva il 25% dei voti, un’analisi sul suo blog – che poi gli è valsa il Macchianera italian award 2013 come miglior articolo dell’anno – illustrava i cinque buoni motivi per non votare Grillo. Il fatto che allora fosse “solo” un blogger, nascosto dietro lo pseudonimo di Quit the doner (Basta con i kebab, ma questa è un’altra storia), non cambia la voglia di Daniele Rielli di offrire uno sguardo sorprendentemente inedito sulla realtà.

Il caso e le origini leccesi vogliono che il romanzo sia ambientato nel Salento, metafora della provincia italiana. Inutile dire che il quadro non è quello del sole, del mare e del vento a cui il marketing territoriale ci ha abituato. Si tratta di un romanzo corale e complesso, con un massiccio uso del dialetto e una sottotrama noir. E, a guardare in controluce, dietro la storia dell’arrampicatore sociale s’intravede il tramonto di una società che, troppo concentrata a difendere i suoi privilegi, non si accorge che sta per estinguersi, superata e travolta dal mondo. Ed è proprio da qui che parte Rielli per raccontare “Lascia stare la gallina”. Continua a leggere

 

Intervista Corriere del Mezzogiorno

 

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INTERVISTA SU RIDERS

di Lorenzo Monfredi

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Intervista con Giulio D’Antona Su Minima&Moralia

UN TEMPO CONOSCIUTO COME QUIT THE DONER

Mi sono trovato diverse volte nella posizione di discutere con Quit riguardo al problema del (suo) nome. La prima è stata a Torino, più o meno esattamente un anno fa. Era appena uscito il suo primo libro, Quitaly (Indiana, 2014) e la discussione si è protratta per tre giorni ed è sfociata in un profilo. La seconda volta è stato a Milano, in piena estate. Le cose sono andate più velocemente, perché sembrava che il grosso del lavoro fosse fatto: si preparava alla pubblicazione di un romanzo e non vedeva una grande urgenza di abbandonare lo pseudonimo — ma d’altra parte… E tutto si riapriva di nuovo. La terza volta è stato a New York, in autunno. A quel punto aveva cominciato a fare quasi tutto da solo, io avevo espresso le mie opinioni e non erano servite a granché per risolvergli il dubbio. Quindi, a dire la verità, è stato abbastanza sorprendente dover preparare questa intervista, perché non sapevo come sarebbe andata a finire.  Il primo romanzo di Quit The Doner si chiama Lascia stare la gallina (Bompiani, 2015) e uscirà il 21 maggio . Porta con sé alcuni passaggi fondamentali per la vita e per il lavoro dell’autore, che cominciano da una domanda molto più importante di quanto non sembri.

Come ti chiami?

Martina Veltron… ah no scusa Daniele Rielli.

E fin ora come ti hanno chiamato?

Quit , Quit the doner, Doner,  o KKASSTA.

Cosa è successo nel frattempo?

Scrivere è diventato il mio mestiere a tempo pieno e sono un po’ stufo di vivere come un agente segreto senza soldi per il baccarat e le Aston Martin

Quante volte ti sei sentito ostacolato dallo pseudonimo e quante volte ti ha tirato fuori dai guai?

(Continua a leggere su  Minima&moralia )

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Intervista di Flavia Capone su Radio Rock AM

Podcast

 

 

 

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Intervista di Alessandro Pattume

Ho iniziato a scrivere per caso su un quotidiano locale e devo dire che mi eccitava poco perché io volevo raccontare le cose in modo più articolato, così ho aperto un blog” confessa Daniele Rielli al telefono, una mattina di maggio.

Forse nelle scorse settimane avete letto sul Venerdì di Repubblica il reportage sul Salento alle prese con la Xylella, il batterio che attacca gli ulivi, oppure quello più lungo e articolato comparso su Internazionale sempre sullo stesso argomento. Ecco, l’autore di questi due articoli è sempre lo stesso, solo che in calce al pezzo sul Venerdì il nome dell’autore non è Daniele Rielli ma Quit The Doner. Quit The Doner come l’omonimo e seguitissimo blog. Quit The Doner quello dei “5 buoni motivi per non votare Grillo” che ha vinto i Macchianera Internet Awards (185 mila condivisioni, 600 mila lettori) e quello dei lunghi, esilaranti reportage per Vice alla scoperta dell’Italia dei nostri giorni confluiti poi nel libro “Quitaly” (Indiana Editore).

Quit The Doner – Daniele Rielli sarà a Prato domani 27 maggio, al Museo Pecci (ore 18, ingresso libero) insieme a David Allegranti, giornalista del Corriere Fiorentino, per l’incontro “Da inchieste a storie: il futuro del giornalismo”. Non è certo un caso. Perché in un mondo all’apparenza stantio come quello che si para di fronte a tutti coloro che sognano di fare il giornalista oggi in Italia, la storia di questo emiliano classe 1982 racconta che qualcuno può risalire la corrente e dall’anonimato di internet finire per essere cercato e blandito anche dai vetusti pachidermi dell’informazione italiana. E può riuscire a farlo, tra l’altro, attraverso una forma giornalistica che in Italia è davvero rara, almeno fino ad ora, quella propriamente detta, alla maniera anglosassone, long form journalism, quel giornalismo narrativo fatto di pezzi lunghi e lunghissimi, ricchi di analisi, di personaggi e di foto. Magari è solo l’eccezione che conferma la regola, ma rappresenta comunque una piccola gemma nel panorama italiano. (continua a leggere su Pratosfera)
Intervista Coming Soon

di Federico Gironi

Arrivo alla libreria Giufà, nel cuore del quartiere San Lorenzo, con un po’ di anticipo rispetto all’orario dell’appuntamento con Quit the Doner, che ora sappiamo chiamarsi Daniele Rielli. Nel giro di pochi anni, quello di Quit è diventato un marchio popolare e riconosciuto nel mondo del giornalismo italiano, grazie ai suoi lunghi e partecipi articoli-reportage che hanno raccontato dall’interno e dall’esterno i fenomeni più interessanti (o magari oscuri) della società nostrana di oggi: da Grillo al retroscenismo parlamentare, passando per raduni alpini, mercati ortofrutticoli milanesi, il Fuori Salone, le fiere di fumetti e le epidemie che minacciano gli uliveti pugliesi.
E ora, col suo vero nome, Quit ha anche pubblicato un romanzo, dal perentorio e paradossale titolo: “Lascia stare la gallina”.

Lui ha otto anni meno di me, e questa cosa mi fa venire una strana ansia, che decido di anestetizzare ordinando una birra media al bar interno alla libreria.
Giunto a metà pinta, mi rendo conto che dovrei guardarmi intorno per individuare il mio intervistando, quindi mi alzo, e vengo scorto dall’ufficio stampa che segue Quit nell’intervista e nella successiva presentazione del suo libro.
Diverso da come me lo immaginavo, Daniele è quasi più schivo e imbarazzato di me quando ci presentiamo; ma, quando passiamo alle cose serie, molla gli ormeggi e parla di tutto e di più con leggerezza e attenzione allo stesso tempo. A me è bastato dare il la, poi ha fatto tutto lui.
Il risultato è un’intervista che non poteva non essere che long form:
(clicca qui per leggere il seguito)