Flaiano, Sorrentino e La grande bruttezza (Linkiesta)

  • 4 marzo 2014
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Da tempi non sospetti scrivo che La grande bellezza è un film sopravvalutato. Ovviamente ora che Sorrentino ha affiancato Gigi D’Alessio (1° nella chart di Billboard) nel cuore degli americani non ho cambiato idea, ma sono felice che il nostro Paese sia ancora in grado di esportare prodotti culturali di grande levatura come i versi immortali «con le tue braccia vivo e amo ancora/quante emozioni mi regali ancora» e i fenicotteri rosa.

La grande bellezza fallisce sotto una quantità di aspetti che avrebbero ucciso nella culla qualsiasi altro film privo del sostegno di quella corazzata cultural-mediatica che ne ha fatto una bandiera dell’Italia, che lo volessimo o meno.

Un articolo da Repubblica.it

(ma anche no)

Il film ha una struttura debole, una scrittura autocompiaciuta, spesso dozzinale e fa un uso sistematico di situazioni grottesche e immaginifiche ogni qual volta si infila in un vicolo cieco, là, cioè, dove altri, ingenui e banali, userebbero strumenti demodé come una sceneggiatura. Continua a leggere su Linkiesta