I giovani emigrati italiani non fanno i minatori (Linkiesta)

  • 27 ottobre 2014
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“Pane e cioccolata” è un film di Franco Brusati con Nino Manfredi che racconta le vicende di un immigrato italiano in Svizzera, un dramma con frequenti momenti comici e una memorabile scena grottesco-satirica ambientata in pollaio umano, una sequenza capace di disturbare lo spettatore e di farlo per un motivo. Pane e cioccolata è stato girato nel 1973 ed è un bel film che narra la parabola senza fine di un uomo alla ricerca di un posto in una nazione che non è la sua, e nel farlo non risparmia nessuno: i biondi e disumani svizzeri, i connazionali italiani che accettano tutto tanto “noi teniamo il sole e il mare”, e, non ultimo, il protagonista stesso.

L’ho visto per la prima volta l’altra sera in un cinema di Manhattan poco lontano da Central Park, in una sala piena d’italiani che rappresentavano abbastanza fedelmente una certa parte del nostro Paese, quella che comanda: tutti di una certa età (io, un mio amico e degli studenti americani di cinema eravamo gli unici sotto i 45) e tutti vestiti di modo che da quattro isolati di distanza si potesse dire “ehi guarda laggiù, un italiano coi soldi!”.

Alla fine della proiezione, al momento del temibile dibattito, una signora italiana alza la manina ingioiellata e in un buon inglese osserva che in fondo questi poveri immigrati in Svizzera di una volta assomigliano molto a nostri giovani italiani che vengono in America per trovare lavoro, anche se questi ultimi hanno alle spalle delle famiglie benestanti (testuali parole).

Sono poco avvezzo a trovare epifaniche delle singole frasi, ma in questa stupenda, aerodinamica e sibilante cazzata credo fosse magnificamente racchiuso un mondo, e penso che a patto di essere coraggiosi a sufficienza sia interessante provare a esplorarlo. Continua a leggere su Linkiesta