REPORTAGE: IL 25 APRILE DEL PRATELLO

  • 29 aprile 2013

 

 

Rousseau, il filosofo che scrisse il primo trattato di pedagogia e poi abbandonò cinque figli (gli disse bene che Freud doveva ancora nascere), intitolò “La religione civile” uno dei capitoli più importanti de Il contratto sociale, il suo libro più famoso.

Lo fece perché era solito sostenere due cose 1. I marmocchi fanno un sacco di casino, meglio metterli al mondo e poi passare le proprie serate all’osteria con delle donne di malaffare 2. Per il corretto funzionamento di uno Stato è necessario istituire una “religione civile” che promuova i valori laici della giustizia e del rispetto delle leggi, una religione con i suoi riti, le sue credenze e i suoi eroi.

Questa riflessione mi viene in mente ogni volta che penso ai motivi per cui nonostante l’autoflagellazione del centro sinistra italiano ricordi quella di un sadomasochista che abbia dimenticato la parola di sicurezza, l’Emilia è elettoralmente ancora una terra rossa. Buona parte (ma non tutta, ovviamente) della risposta al quesito la trovate nel culto della resistenza, che da queste parti è per l’appunto una religione laica.

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