Il vero terrore è non avere più segreti (Dailybest)

  • 26 novembre 2015
Schermata 2015-11-26 alle 11.41.10

Lotta al terrorismo e sorveglianza commerciale, cosa resta della nostra libertà

 

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza.

Benjamin Franklin

Solitamente dopo i grandi attentati terroristici in occidente si riaccende il dibattito su sorveglianza e privacy. Quello che è accaduto a Parigi non fa eccezione e la domanda oggi è “Quanta libertà perderemo?” mentre il dubbio che coltivano in molti è “se per difendere la democrazia bisogna trasformarla in una forma leggera di dittatura non avranno comunque vinto i terroristi?

Nel frattempo Edward Snowden, il whistleblower che ha scoperchiato lo scandalo delle intercettazioni della NSA americana, è stato velatamente accusato dall’ex capo della Cia di essere responsabile indiretto dei morti di Parigi, (e da una conduttrice di Fox news, un po’ meno velatamente). Glenn Greenwald, il giornalista inglese che ha seguito e supportato Snowden nella sua denuncia, ha ribattuto scrivendo come le pratiche di sicurezza dei terroristi fossero già molto avanzate sin dai tempi di Osama bin Laden.

Ma al di là dell’emergenza politico-militare, che per altro potrebbe durare molto a lungo, è importante sapere che terrorismo o meno comunque in enorme calo negli ultimi dieci anni in Europa siamo già da tempo nell’era della sorveglianza digitale.

Le forze, Silicon Valley in primis, che spingono, per motivi economici prima ancora che di sicurezza, per l’abolizione del concetto stesso di privacy, non sono mai state così potenti.

In altri termini da come le società occidentali decideranno di affrontare il tema della privacy, da un punto di vista industriale almeno quanto quello della sicurezza, dipenderà molto della loro futura forma politica.

Non solo terrorismo e servizi segreti, siamo spiati ogni giorno

Nel recente dibattito sulla privacy c’è una frase, scritta dell’inviato del Corriere della sera Massimo Gaggi in occasione del segretissimo Camp di Google in Sicilia nel 2014, che nel suo essere tragicomica è però anche emblematica del tipo di ottimismo immotivato con cui spesso viene affrontato il tema della privacy nell’era digitale.

“In fondo il fatto che Google abbia scelto questa formula”(La segretezza assoluta ndr) “è una buona notizia. L’azienda che, come Facebook e molte altre imprese del digitale, tenta da molto tempo di liberarsi dai vincoli della «privacy», adesso riscopre le virtù della discrezione.”

In futuro esisteranno due umanità: quella con i dati e quella senzaCome no. Per i “signori del web”  -proprio coloro che sulla monetizzazione dei dati personali hanno costruito le più importanti fortune degli ultimi decenni- la privacy è da sempre molto preziosa e da tutelare, il punto è che non si può dire lo stesso per quella delle persone che usano i loro servizi.

Lungi dall’essere un segnale positivo una situazione come quella del Camp in Sicilia è piuttosto una preziosa esplicitazione del principio secondo cui in futuro esisteranno due umanità: quella con i dati e quella senza, quella che controlla la tecnologia e quella che si limita ad usarla. Il messaggio implicito è che pensarle davvero sottoposte alle stesse leggi come si usava nelle democrazie è un po’ demodé. (Continua a leggere su Dailybest)