Intervista Serpico

  • 31 dicembre 2014

«Ehi, vaffanculo» sono le prime affettuose parole, in italiano, che mi rivolge Frank Serpico, quando mi vede arrivare sull’auto a noleggio. Poi scoppia a ridere. L’uomo che ha cambiato la storia del dipartimento di Polizia di New York, diventando così il più famoso simbolo mondiale della lotta alla corruzione, è un vecchietto magro in occhiali da sole. Se ne sta seduto con un sorriso sornione al tavolino di un piccolo diner sull’Hudson, ed è incazzato perché sono in ritardo.

Qualche ragione ce l’ha, anche se è stato lui a cambiare luogo dell’incontro poche ore prima, dopo giorni di chiamate, messaggi, mail, domande, dubbi. Anche se per tutto il tempo Frank non ha mai smesso di essere cortese, non capivo bene dove finisse la paranoia e dove iniziasse il personaggio, ma sapevo anche che alla fine le interviste le concede quasi sempre. Nella contrattazione a un certo punto si è aperto uno spiraglio.

«Mercoledì mi hanno invitato all’Onu,» mi ha detto al telefono «ma non so se ho voglia di andarci, sono tutti corrotti anche lì».

(CONTINUA  SU STORIE DAL MONDO NUOVO (ADELPHI))