La pratica del negro sacrificale (Linkiesta)

  • 27 giugno 2014
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Prima di tutto una piccola deviazione dal sentiero del giornalismo nostrano, è infatti necessaria una breve ricostruzione dei fatti. Perdonate la maleducazione.

Italia-Uruguay, primo tempo. L’Italia tiene palla pressoché sempre, pur senza combinare niente di rilevante. Balotelli fa un po’ di sponde, viene buttato a terra diverse volte, non riceve nessuna palla utile. Con uno scopo che intravede solo lui, salta un metro e mezzo e infila i tacchetti nella spalla di un avversario. Ammonito. Minchiata, ma insomma non che sia proprio un dramma tipo De Rossi che dà una gomitata a cazzo di cane e si fa sbattere fuori per quattro giornate.

Quattro giornate di squalifica per una gomitata in faccia?
Maturità calcistica del campione

Pirlo sbaglia molti più palloni del solito, Immobile è inesistente, Verratti fa una serie di numeri sulla linea di difesa che gelano il sangue a mezza Italia ma gli dice bene, gli altri sostanzialmente non pervenuti. L’Uruguay sembra quello che è: una squadra modesta, l’Italia una squadra un po’ meno modesta e tuttavia in controllo della partita.

Secondo tempo. Balotelli non c’è più, chissà cos’è successo nello spogliatoio a saldo controllo geriatrico dell’Italia ma sta di fatto che senza di lui la nazionale sparisce dal campo. Poi l’arbitro si inventa senza motivo l’espulsione di Marchisio, rimaniamo ingiustamente in dieci, prendiamo gol, perdiamo, siamo eliminati dai mondiali.

Sei lì che aspetti di sentire il rumore di vesti strappate e commentatori che chiedono il cuore su una picca di tutti i dirigenti della federazione, Abete che corre a dipingere di sangue la porta delle casa del suo primogenito per salvarlo dalla piaga che sta per generarsi inarrestabile. Il popolo di calciomaniaci risvegliatosi dentro lo stesso incubo del 2002, defraudato in mondo visione come una squadretta qualsiasi, non come la seconda nazione sul pianeta per numero di coppe vinte, chiederà giustizia.

E invece nel club dei lord dove sembra essersi trasferita l’opinione pubblica italiana, prendersela con l’arbitro sembra all’improvviso incredibilmente inelegante.

« Well, diciamo che ce la siamo meritata questa sconfitta, non possiamo prendercela con l’arbitro, non sarebbe sportivo»
«Oh oh , vecchio mio, certo che no, non sarebbe affatto un comportamento da italiani, siamo noti nel mondo per accettare il verdetto del campo in qualsiasi modo esso sia stato ottenuto. Contegno vecchio mio, contegno, ne va del nostro buon nome»
«Puoi dirlo forte vecchia canaglia, dell’altro brandy?»
«Volentieri, ma poi dovremmo anche pensare a trovare il negro sacrificale»
«Temo, in effetti, che sia necessario, che ne diresti di questo?»

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(Esemplare di negro sacrificale con Ferrari. Si noti che l’auto rende la sua figura o “figurina” (cit.) il 75% più infiammabile in occasione di roghi pubblici. Poiché il popolo non solo non è negro ma tiene la 500L a rate e la 500L a rate sotto sotto non ci piace a nessuno)

Con evidente sfregio del fatto che Balotelli quando abbiamo preso il gol dall’Uruguay non era nemmeno in campo, la coscienza nazionale individua come un sol uomo il capro espiatorio perfetto: lui.

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(mo’ te lo spiego)

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