L’orgoglio della nullafacenza (Linkiesta)

  • 28 aprile 2014
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Nel saggio “In pausa” Andrew Smart teorizza la necessità dell’ozio e la libertà da Social Network

I dotti si vergognano dell’otium. L’ozio e l’oziare sono invece nobili cose. Se l’ozio è realmente il padre di tutti i vizi, si trova proprio per questo nelle immediate vicinanze di tutte le virtù; l’uomo ozioso è ancora un uomo migliore dell’attivo. Voi però non crederete mica che io con ozio e oziare mi riferisca a voi, vero, poltroni?

F. Nietzsche – Umano, troppo umano §284

Qualche giorno fa sono stato dal medico. Un tizio in gamba, della mia stessa età che conosce il mio mestiere (ok lo conosceall’incirca: gli devo aver detto che faccio il ghostwriter di Cirino Pomicino). Mi ha chiesto come andavano le cose e gli ho risposto che mi sarebbe piaciuto prendermi una settimana di ferie per riuscire a dormire un po’. Ha sorriso e mi ha detto che con gli ultimi tagli al personale anche lui fa dei turni impossibili ma ovviamente non può lamentarsi, perché è già tanto avere un lavoro di questi tempi eccetera eccetera. Ho annuito dal medesimo angolo impegnativo ma ancora privilegiato della tempesta. Alla fine l’ho salutato e gli ho promesso che sì, gli avrei salutato tanto l’onorevole. Uscito dall’ospedale ho chiamato un amico che lavora nell’immobiliare per chiedergli se aveva tempo per pranzare assieme, prima mi ha detto di no, cinque minuti dopo mi ha richiamato dicendo che era riuscito a incastrare due cose guadagnando quaranta minuti di tempo per alimentarsi. Durante il pranzo ha ricevuto cinque chiamate e un numero imprecisato di messaggi e mail e risolto una situazione abbastanza complicata fra l’insalata e il caffè. Io sono stato più fortunato, nel mentre ho ricevuto solo tre mail di lavoro. Alta aristocrazia rispetto a quando collaboravo con un quotidiano cartaceo che era solito spedire alle undici di sabato sera i compiti della settimana seguente. Sorprendentemente si aspettavano che rispondessi senza sbiascicare i caratteri e senza utilizzare vocativi zoologici di lontana derivazione religiosa.

Tornando a casa dall’ultimo reportage ho passato un paio di ore di autostrada ad ascoltare il fotografo, che fa anche il commerciale per un’azienda, parlare con capi e clienti. Erano le nove di sera di venerdì. A un certo punto qualcuno all’altro capo della linea gli ha chiesto di mandare un certo file entro domenica e il suo labiale ha preso sembianze molto simili alle mie mail irate che nei sabati della mia era cartacea poi rimanevano nelle bozze.

Questi non sono casi isolati, grossomodo funziona così per tutti i miei conoscenti sotto i cinquanta con un lavoro: ogni limite orario è stato tacitamente abolito e sostituito con monoliti neri che vibrano quando non dovrebbero. O così o puoi sempre unirti al resto dei tuoi amici che mandano curriculum e sguazzano nella fangosa depressione da stigma sociale sulla disoccupazione e noiosa nullafacenza priva di denaro. (la nullafacenza con il denaro invece è, come noto, fuck yeah). Continua a leggere su Linkiesta