Perché Gipi è perfetto per il Premio Strega (Linkiesta)

  • 22 aprile 2014

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Perché Unastoria è, al limite, un po’ troppo bello per la competizione letteraria più discussa

Ci sono pochi autori che possono raccontare come sui volti degli uomini, un tempo perfettamente lisci, le cavità siano state segnate dalle lacrime di dolore, senza farti pensare d’istinto «ehi ciccio guarda che non sono mica una matricola del Dams a cui devi levare le mutandine». Gipi è uno di questi.

Unastoria è uno dei migliori libri che abbia letto nell’ultimo anno, ed è quindi con un certo stupore che ho appreso la notizia prima della sua candidatura e poi della sua entrata nella rosa ristretta di dodici titoli del premio Strega. Questo perché normalmente equiparo le fascette dei premi letterari ai puntini bianchi sul cappello dei funghi velenosi: il modo con cui l’ecosistema libraio mi comunica ciò da cui devo stare alla larga.

Mi rendo perfettamente conto che, per il gioco dei grandi numeri e delle anomalie della matrice, qualche volta può capitare l’accidente di un bel libro che vinca un premio e che io, muovendomi fra gli scaffali come un erbivoro timoroso dei grandi predatori editoriali, rischi di perdermelo. Eppure l’anarchico andare per librerie alla ricerca di un nuovo amore in mezzo a selve di carta ingiustamente strappata al suo destino di albero, e la sensazione di profonda comunanza umana che avverto quando scopro di potermi fidare dei consigli letterari di un amico, sono piaceri che ritengo, chissà perché, superiori rispetto alla cieca fede nell’indicazione degli avidi colossi dell’industria del libro. E poi toglimi il passatempo di cercare bei libri e di procurarmi, le volte che scopro un autore interessante, tutta la sua opera compresi i quaderni delle medie, e l’unico piacere che mi rimane è chiamare la polizia quando i bambini che giocano nel cortile sotto casa fanno troppo casino.

Per tutti questi motivi, più il mio odio per la palla avvelenata, ora che nella rosa del più importante premio letterario italiano c’è Unastoria ringrazio di averlo già letto. In realtà questo articolo mi gira in testa da qualche mese, ci ho messo un bel po’ a decidermi a scriverlo perché Gipi è un mio amico e inizialmente mi sono posto delle questioni di opportunità, spazzate infine via dalle quattro-cinque volte in cui ho riletto Unastoria ricevendo la stessa disarmante sensazione: la consapevolezza di essere di fronte a uno di quei libri in grado di parlarti con essenzialità, pulizia e poesia delle grandi forze che scorrono sotterrane nella vita. (continua a leggere su Linkiesta)