Perchè non sarà “Spaghetti Story” a salvare il cinema italiano (Linkiesta)

  • 16 gennaio 2014

spaghetti_Story

Dopo una serie di delusioni cinematografiche più o meno intense, recentemente ho visto “American Hustle” e sono finalmente uscito di sala pensando “Questo è  un signor film”. Probabilmente c’era anche una breve giaculatoria tipica del nord est che qui ometto perché il Paese in cui vivo è laico e tollerante fino a un certo punto. Attori, regia, sceneggiatura, tutti di alto livello. Tornando a casa con la soddisfazione tipica di chi ha visto un film privo di fenicotteri che appaiono a cazzo di cane in uno scomposto tentativo di scimmiottare Fellini, ho pensato: perché non può essere sempre così? Con modi e codici diversi ma con la stessa efficacia, professionalità e bravura nel raccontare una storia? Perché il nostro cinema è, a parte qualche meritoria eccezione, chiuso nella forbice fra cinepanettoni e sbrodolamenti autoreferenziali?

American Hustle non è un capolavoro che rimarrà nella storia, bensì il frutto di una serie d’invidiabili professionalità che hanno lavorato bene assieme producendo un ottimo risultato. Personaggi non scontati, sfaccettati, pieni di un’umanità che non esonda mai dal punto del fiume dove l’aspetti, ma sempre in un luogo un po’ diverso che si rivela migliore di quello a cui avevi pensato istintivamente (come, cioè, se lo sceneggiatore avesse fatto il suo lavoro), una poetica innovativa, attori straordinari e una totale dedizione alla storia.

Il  tipo di opera che all’uscita dal cinema ti fa pensare due cose: 1. Soldi e tempo spesi bene 2. Ammiro chi ha fatto questo film perché ci ha messo un grado d’intelligenza, talento e lavoro sufficiente ad onorare l’arte in cui si è cimentato.

La domanda che ne segue è: potrà mai il cinema italiano tornare ai tempi in cui queste capacità erano un suo patrimonio consolidato?

Pochi giorni dopo essermi posto questo domande, mentre sono di passaggio a Milano incappo nella proiezione di “Spaghetti story” il piccolo caso cinematografico di Natale, un film prodotto a Roma con soli 15mila euro che ha registrato numerosi sold out in giro per la penisola. Con tutte le cautele nelle aspettative, necessarie per un film costato così poco, decido di andare a vederlo. Non si sa mai, magari è qui che si celano, quanto meno in nuce, i germi della “rinascita”. Speranze che vengono frustrate grossomodo subito. (Continua a leggere su Linkiesta)