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Perchè Renzi rischia di autorottamarsi (Linkiesta)

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Da rottamatore a presidente del consiglio via rimpasto, la strada è lunga e rischiosa. Il primo pericolo lungo la scalata di Renzi a palazzo Chigi senza passare dalle elezioni è puramente comunicativo, che oggi come oggi è come dire politico in senso stretto. Una manovra come questa potrebbe colpire al cuore la sua immagine di uomo nuovo, estraneo ai giochi di potere, per quanto possa esserlo uno che punta prima o poi a governare in una democrazia occidentale e non sparare ultrasuoni per anelli mancanti dell’evoluzione su un blog che vende dvd e senso di superiorità morale. Il problema di un Renzi  alle prese con un ribaltone è che “Non sono l’uomo dei palazzi, mi hanno solo messo qui” non suona esattamente come “l’Italia Cambia Verso”.

E Renzi è Renzi anche perché è in grado di sbattere i pugni sui tavoli romani sapendo che il suo asset fondamentale è l’immagine che ha presso il resto del Paese. È un politico che convive abbastanza felicemente con la sua percezione, cosa che dovrebbe essere come andare in bicicletta per chi sceglie questo lavoro ma in realtà fa di lui un albino nel Kenya del centrosinistra italiano.Continua a leggere su Linkiesta

Caso Electrolux. Dammi risposte complesse (Linkiesta)

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«Dammi risposte complesse» chiede il protagonista in Una storia l’ultimo, bellissimo, libro di Gipi. Lo stesso desiderio che è legittimo provare di fronte alla dichiarazioni dei politici a diktat come quelli della Electrolux sull’avvicinamento dei salari italiani a quelli polacchi, pena la delocalizzazione. Debora Serracchiani fa appello ad un’istanza di carattere morale, ricordando che quando Electrolux arrivò in Italia «Ricevette un sacco di soldi, qualche miliardo di lire, dalla Regione. Dovrebbe ora preoccuparsi di quello che lascia sul territorio dopo che l’ha spolpato» ma appare drammaticamente priva dei mezzi necessari per dare un seguito a questa considerazione. Vendola utilizza l’arma dell’indignazione «Come al solito chi paga è la vittima», Salvini evita il bisogno che si specifichi a quale partito appartiene sparando una bestialità senza senso «A questo ci ha portato l’Unione Sovietica Europea». Non dimenticare Stalin e le Clarks, Matteo. A parte l’impagabile neo segretario della Lega e la sua penna orgogliosamente intinta nella più bieca ignoranza delle forme politiche, di fronte all’inerzia in cui vengono risucchiati i politici in questi casi non si può fare a meno di rilevare come gli strumenti a loro disposizione siano pochi ed insufficienti. (continua a leggere su Linkiesta)

VOSTRO ONORE, O QUEST’UOMO È COLPEVOLE O È UN POLLO

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(pezzo del 31 luglio 2013)

Da un lato militanti del Pd che lumano con ansia la bottiglia di spumante che tengono in frigo dal 1994 aggrappati all’antiberlusconismo come ultima barriera prima di prendere coscienza di essere di destra ormai da vent’anni buoni. Dall’altro anziane adepte di Iva Zanicchi consumate dall’ansia per le sorti di Silviuccio, il brav’uomo che avrebbe dovuto sbattersi da dietro anche le loro nipotine nell’unica edizione possibile della mobilità sociale nel 21° secolo. Sta di fatto che una parte considerevole d’Italia attende la sentenza della cassazione sul processo Mediaset come se questa, e non le ultime 8 puntate di Breaking Bad, fosse l’evento più importante del 2013.

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LE TECNICHE CON CUI GRILLO E CASALEGGIO PRENDERANNO IL POTERE SENZA CHE NEMMENO VE NE ACCORGIATE

La maggior parte delle volte l’informazione italiana reagisce ai fenomeni politici con la prontezza di riflessi di un elefante sotto ketamina e la profonda sensibilità sociale di una ereditiera multimilionaria che adotta un bambino indiano scegliendolo attraverso un torneo dove degli infanti si sfidano a morte con dei coltelli ricavati dai loro biberon di vetro.

Avviso alla Endemol: è un format registrato. Ripeto: è un format registrato

È così che si spiega l’analisi del movimento 5 stelle a cui ci hanno abituato molti quotidiani. In una prima fase è stato ridicolizzato, poi ignorato e infine osannato e interpretato grossolanamente all’indomani delle elezioni. Il mantra più diffuso è stato : “Grillo ha vinto grazie a internet”

Sottotesto: dove posso firmare per diventare uno di voi? Ho un ipad e scrivo editoriali sul Corsera

Un’affermazione che sconta tutta l’arteriosclerosi e l’arretratezza di analisi della classe intellettuale italiana, questi soloni che da quarant’anni scrivono le stesse cose e non solo non hanno visto arrivare Grillo ma quando è arrivato non l’hanno neanche capito.

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Berlusconi e Grillo. I populismi di destra e la sagoma di cartone riflettente di D’Alema

 

“I giornalisti sono pagati per sputtanarci”. Ogni volta che Beppe Grillo  rilascia una dichiarazione sembra di assistere a uno spettacolo già visto. Ce n’era un altro che fino all’altro ieri diceva cose come “Il 72% dei giornali sono di sinistra”. Almeno Berlusconi faceva lo sforzo di citare precisissime statistiche inventate di sana pianta, tipo “L’83,45% degli italiani è d’accordo con me: sono sexy”

La continuità fra Berlusconi e Grillo è proprio nel modo di concepire il discorso politico, la narrazione creata da Casaleggio innesta valori nuovi ( pochi, confusi e a spesso contraddittori) in un antico leaderismo populista che divide il mondo in bianco e nero, con noi o contro di noi. Un po’ come faccio io con i cibi sani ma in una maniera più pregna di conseguenze sociali.

Nella storia che racconta Grillo chi non è con lui è automaticamente Kasta e quindi è morto e deve andare a caaaasa.

Grillo rappresenta quindi l’Italia per bene (brividi) contro una compatta, monolitica compagine immaginaria di corrotti e parassiti, gruppo nel quale alla bisogna rientra chiunque si opponga al Beppe-pensiero, dai giornalisti ai dipendenti pubblici passando per sindacati e i dissidenti (che in un altro partito si chiamerebbero correnti) interni al movimento 5 stelle.

Ogni narrazione politica efficace ha bisogno di un nemico e questo, a parte Veltroni e il Pd, lo sanno tutti. Continua a leggere