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“LASCIA STARE LA GALLINA” Rassegna stampa

doner By Roberto Seclì 1(Photo by Roberto Seclì)

RECENSIONE SU STYLE-CORRIERE DELLA SERA di Severino Colombo

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Recensione sul “Nuovo quotidiano di Puglia” di Teo Pepe

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IO DONNA ( corriere della sera)

Lascia stare la gallina di Daniele Rielli

di Francesca Cingoli

Lascia stare la gallina

Lascia stare la gallina è un racconto a più voci che non dà tregua. Protagonista è la terra di Salento, piena di luce ma anche di tanta ombra: è l’ombra minacciosa della delinquenza, fatta di contrabbandieri, piccoli spacciatori, poliziotti corrotti, faccendieri, prostitute.

Le voci narranti, da punti di osservazione diversi, si fondono in un racconto di minaccia incombente: l’ex poliziotto, che gestisce con sinistra disinvoltura una pletora di attività e aspira alla massoneria, il suo socio, diviso tra ristorazione e prostituzione, lo spacciatore un po’ fricchettone, molto sballato ma sempre attento, il giornalista idealista e marxista, che vorrebbe cambiare il mondo, la sua fidanzata, che gioca una doppia partita.

Tutto parte da un assassinio in campeggio, ragazzi che dal nord arrivano in Salento per vivere la libertà del mare: canne, sesso in spiaggia, dancehall e musica rap. Una selva di studentelli, deejay e punkabbestia, terreno multicolore di divertimento che ingolosisce la piccola grande criminalità locale. Si parte da questo, ma i giochi si fanno negli studi eleganti di avvocati e politici, sugli yacht, e nelle ville di quelli che contano. Perché sono l’ambizione e il potere le forze che muovono i fili della trama, fitta ma solo in apparenza complicata.

Un linguaggio brillante, che elettrizza, inchioda alla lettura. Non è tanto l’intrigo, il filo del giallo, a non consentire al lettore di alzare gli occhi dalle pagine, quanto la scrittura, serrata, ironica in maniera sorprendente, tagliente, che azzarda anche il dialetto e non sbaglia. Un libro da leggere, oltre 600 pagine che scorrono vivaci, spietate, brillanti.

Recensione di Gianni Santoro su Repubblica

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INTERVISTA AL NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA  di Valeria Blanco

Quando tutti osannavano il Salento dei beach party, i suoi reportage ne mettevano a nudo, con sarcasmo, i meccanismi perversi. E quando il Movimento 5 Stelle raccoglieva il 25% dei voti, un’analisi sul suo blog – che poi gli è valsa il Macchianera italian award 2013 come miglior articolo dell’anno – illustrava i cinque buoni motivi per non votare Grillo. Il fatto che allora fosse “solo” un blogger, nascosto dietro lo pseudonimo di Quit the doner (Basta con i kebab, ma questa è un’altra storia), non cambia la voglia di Daniele Rielli di offrire uno sguardo sorprendentemente inedito sulla realtà.

Il caso e le origini leccesi vogliono che il romanzo sia ambientato nel Salento, metafora della provincia italiana. Inutile dire che il quadro non è quello del sole, del mare e del vento a cui il marketing territoriale ci ha abituato. Si tratta di un romanzo corale e complesso, con un massiccio uso del dialetto e una sottotrama noir. E, a guardare in controluce, dietro la storia dell’arrampicatore sociale s’intravede il tramonto di una società che, troppo concentrata a difendere i suoi privilegi, non si accorge che sta per estinguersi, superata e travolta dal mondo. Ed è proprio da qui che parte Rielli per raccontare “Lascia stare la gallina”. Continua a leggere

 

INTERVISTA AL “CORRIERE DEL MEZZOGIORNO” di Michele De Feudis

 

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Intervista a “La Gazzetta del Mezzogiorno” di Fabio Casilli

 

 

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INTERVISTA SU RIDERS

di Lorenzo Monfredi

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DUE O TRE COSE DA SAPERE SULL’ARTERÌA PRIMA DI PARLARE DI RAZZISMO

La storia del locale bolognese accusato di razzismo vista da vicino  

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Stavo lavorando (leggi sbirciando i social) quando sono capitato per caso sul link a questo articolo.

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Ah però, ho pensato. Va mica bene. Poi leggo che il locale in questione (discoteca come se fosse il 1993) è l’Arterìa. Cosa non quadra è abbastanza chiaro già dalla foto del locale che correda l’articolo, dove in prima fila sulla sinistra capeggia un bianco sui generis.

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Il che comunque è ancora niente se si pensa che il gestore di quell’Arterìa che metterebbe in pratica l’apartheid, non solo ha avuto per anni il locale con la clientela più nera dell’Emilia Romagna, promuovendo una delle più durature serate reggae d’Italia, il Downtown bashment, ma è sposato con una giamaicana nera, noto segno di aderenza a degli ideali razzisti.

Già che c’era, in un’implicita pulsione verso l’arianesimo definitivo, Mimmo, così si chiama il gestore,  c’ha fatto anche dei figli con la donna in questione, che però per uno scherzo del destino cinico e baro pare non siano venuti proprio bianchissimi.

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REPORTAGE: IL FESTIVAL DEL BOTTIGLIONE (VICE)

(foto di Roberto Seclì)

Dal tre al cinque luglio a Bologna si è tenuto il raduno italiano dei fricchettoni lo Strummer Live Festival, un evento di tre giorni nel 2013 con una line up perfetta per il G8 di Genova del 2001.

Incolpate X-Factor, Spotify, gli sgomberi, la SIAE, le dancehall, Paul Kalkbrenner e i voli Ryanair Orio al Serio-Panorama bar, l’eccesso di burocrazia per la musica live, la crisi dell’efficacia pedagogica del flauto dolce nella scuola dell’obbligo, sta di fatto che la musica kefia-compatibile del presente è identica a quella di dieci anni fa.

Il programma prevede Manu Chao, Goran Bregovich, la Banda Bassotti, Tonino Carotone, i Modena City Ramblers, gli Africa Unite.  L’unico artista che non era già famoso nell’era di Seattle è Alborosie, ma solo perché al tempo era ancora bianco. A quanto pare siamo una nazione gerontocratica anche quando si tratta di strimpellare la chitarra e parlare di un mondo migliore, il che è ok solo se pensi che il presente potrebbe essere Vasco Brondi. (Continua a leggere a gratis su Vice Magazine)