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intervista

Reportage Italian graffiti (Quit per il Venerdì di Repubblica)

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Dal Venerdì di Repubblica del 3/10/2014

(Immagini originali scattate durante  il reportage, copyright Venerdì di Repubblica)

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“Quitaly” un anno di reportage- Indiana editore
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La tribù che racconta storie – Gottschall e l’analisi evolutiva delle serie tv

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(il miglior personaggio negativo di serie tv mentre guarda una serie tv)

Intervista a Jonathan Gottschall –  pubblicata sul Venerdì di Repubblica del 27.2.2015

Pittsburgh. Nel racconto le “Api, parte prima” lo scrittore bosniaco Aleksandar Hemon racconta di come, durante la sua infanzia nella Iugoslavia di Tito, suo padre avesse trascinato tutta la famiglia fuori da una sala cinematografica in cui veniva proiettato un film di avventura,  all’urlo di “che stupidata” e “compagni non credeteci”

Ripenso a questa scena camminando per una Pittsburgh ventosa e gelata verso il bar in cui ho un appuntamento con Jonathan Gottschall, autore di “L’istinto di narrare”, un saggio sul legame inscindibile che corre fra gli esseri umani e la capacità di raccontare storie.  Secondo Gottschall persino un “iperrealista” come il padre di Hemon subiva il fascino delle storie di finzione, probabilmente però in ambiti in cui non ne aveva l’esatta percezione. In questo non era solo visto che lo stesso accade ogni giorno a tutti noi, basti pensare che, secondo recenti studi, sognare a occhi aperti è lo stato di default della mente e passiamo la metà delle nostre ore di veglia elaborando fantasie, il più delle volte brevi, essendo la loro durata media 14 secondi. Inoltre consumiamo continuamente storie prodotte da altri, attraverso ogni tipo di media,  e tutto questo non accade per caso.

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(l’edizione italiana di “the storytelling animal” di Jonathan Gottschall)

“All’inizio del libro parlo di due ipotetiche tribù ancestrali: quella della pratica e quella delle storie. Quella della pratica non faceva altro che lavorare, quella delle storie invece alternava le sue attività, all’usanza di raccontare storie immaginarie. Contrariamente ad ogni aspettativa, quella che è sopravvissuta è la seconda. Quella tribù siamo noi” mi spiega Gottschall versando birra light da una caraffa gigantesca. Il locale si è rivelato essere uno sports …

Intervista a Greenwald: anatomia di uno scandalo (linkiesta)

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Glenn Greenwald arriva con cinque minuti di ritardo, si siede e chiede scusa.

«È facile perdersi a Milano» osserva.

Non lo so, forse. Io non mi sono mai perso ma come tutti quelli che credono che la tecnologia sia il male di solito mi faccio guidare da una app sul telefono. Ciò che invece sono sicuro non sia affatto facile, è fare quello che ha fatto quest’uomo negli ultimi dodici mesi. E adesso se ne sta qua davanti a me, ed è al tempo stesso alla mano e professionale come solo certi pro americani sanno essere.

Greenwald, per chi avesse come unica fonte d’informazione gli sms del Tgcom, è uno dei protagonisti principali, assieme ad Edward Snowden e Laura Poitrais, di quello che è stato uno dei più importanti scoop della storia del giornalismo. Uno scoop da immaginario collettivo, di quelli che restituiscono il senso a una parola che ormai si usa per indicare notizie fuori dalla norma quel tantino che basta per eccitare l’animo dei giornalisti ma che mia nonna, leggendo il suo unico quotidiano, non avrebbe mai notato fra le altre.

Questa storia invece, come gli americani chiamano le notizie importanti e come Greenwald continuerà a definire lo scoop durante tutta la nostra conversazione, riguarda il piano di sorveglianza globale messo in atto da organi del governo degli Stati Uniti (e da alcuni alleati) con la complicità volontaria o obbligata di tutte le più grosse corporation tecnologiche. Un programma omnicomprensivo il cui manifesto ideologico è contenuto nel motto “collect it all”, dove per it s’intende qualsiasi dato riguardante le comunicazioni digitali, mail, metadati su durata e destinazione delle chiamate, geolocalizzazione e all’occorrenza anche il contenuto delle conversazioni vocali. Potenzialmente siamo tutti sotto controllo, un Panopticon globale senza precedenti, e prima di Snowden e Greenwald non lo …

Internet non salverà il mondo – Intervista a Evgeny Morozov (Linkiesta)

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«Quando il saggio indica la luna, lo stolto si distrae e si fa convincere da Riotta a comprare i Google Glass». Forse il detto non recitava esattamente così ma il concetto è abbastanza chiaro: ogni tanto capita nella vita di incontrare qualcuno che ha delle cose intelligenti da dire e, al contrario dei filosofi francesi degli anni ’70, le dice anche bene.

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In casi come questo vale la pena di cercare di capire esattamente da che parte questo tizio stia puntando il ditone e non perdere tempo dietro allo stuolo di commentatori tecnologici ripieni di ottimismo monodirezionale. Evgeny Morozov, che prima di dimagrire in maniera quasi spaventosa aveva anche il grassottello physique du rôle del saggio, è esattamente uno di quei personaggi che vale la pena stare a sentire con attenzione, uno di cui labacklist di titoli va saccheggiata in un singolo giro in libreria.

Critico radicale, acuto, tagliente e impietoso, ha detto, meglio e più approfonditamente, quello che molti fra quelli che non hanno l’ansia di farsi invitare alla prossima conferenza stampa di Google già pensavano: non è mica detto che l’attuale sviluppo tecnologico debba essere univocamente considerato una cosa stupenda, anzi.

Una delle cose belle, però, è che non ve lo dice con il tono luddista irato del sessantenne che vi chiede quale razza di tasto fa partire ilvideoregistratore (il triangolo esprime moto, il quadrato stasi. Come hai fatto esattamente a sopravvivere fino a quest’età?), bensì scavando nelle conseguenze sociali, culturali ed economiche delle nuove tecnologie, indagandone il modo in cui cambiano le pratiche quotidiane, i rapporti di potere, mettendone in luce il forte substrato ideologico insito nelle scelte che ne indirizzano la ricerca e la produzione. Non si muove nel comodo alveo del discorso, ma lo mette in discussione in maniera radicale, talvolta irriverente. …

Ehi cos’è tutto quest’unto sul mio giornale? Piccola rassegna stampa dell’effetto Doner

Rassegna stampa su “QUITALY”- Indiana Editore

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La Domenica/ Sole 24 ore

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Repubblica nazionale link ingrandito

L’Unità

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Panorama

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Linkiesta

Repubblica Bologna

VICE

Comedy bay

20 centesimi

Finzioni magazine

la nottola di minerva

osservatori esterni

2666blog

2013

intervista per Bastonate

intervista per La piattaforma

primavera 2013

Intervista sull’Unità ( dove per la prima volta appaio sotto pseudonimo e non come Massimo D’Alema) a cura di Rachele Gonnelli.

Qui sotto invece l’intervista a Repubblica Sera, il giornale per ipad che leggono Ezio Mauro e suo nipote nerd, a cura di Valentina Desalvo.

A entrambe le giornaliste i miei complimenti per aver sintetizzato con una certa efficacia i miei pipponi infiniti da vecchietto al bar del paese.

“Un altro bianchetto Toni!”

“Basta che la smetti di parlare di Grillo e Casalecchio”

“Casaleggio”

“Quello che è”

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