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REPORTAGE UNTI

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Reportage: Vita da Pokerista (Internazionale)


Quanto vale il poker online, chi sono i professionisti, dove girano più soldi. un reportage lungo un anno nella terra promessa del tavolo verde

 

Una coppia d’inglesi dalle pelli lattiginose getta pezzi di pane a un branco di cefali, le schiene argentee s’inarcano, l’acqua si solleva, un attimo dopo gli esemplari rimasti a digiuno scattano nervosi attorno al vuoto.

È giugno e sono seduto in un ristorante di Budva, in Montenegro. Un cameriere allampanato alliscia con qualche parola in italiano i clienti al tavolo di fronte, un gruppo di giocatori baresi di slot che parlano con il regolamentare tono di voce troppo alto. Sono appena arrivati con un volo charter assieme alle loro camicie floreali impossibili e agli occhiali da sole, ordinano vassoi di pesce che domani, dopo una notte di gioco in perdita, potrebbero generare inediti dubbi di opportunità. Alle nostre spalle montagne brulle, di fronte l’Adriatico, nel mezzo una statale nuova che unisce un agglomerato urbano irregolare fatto di casinò, sale scommesse e case vacanze per ricchi, nei parcheggi Porsche Panamera e Range Rover nere.

Questa mattina a Fiumicino, una giovane addetta Alitalia con il badge identificativo coperto da un foglietto che recitava “Odio tutti”, mi ha messo in mano il biglietto per il volo Roma-Podgorica e si è voltata prima che le facessi notare che i sentimenti più belli sono sempre quelli ricambiati. Un’ora scarsa di volo dopo, l’Embraer dell’Alitalia si è preparato all’atterraggio compiendo cerchi sempre più stretti sopra il lago paludoso alle porte di Podgorica; lì la pianura e l’acqua condividono una lunga terra di mezzo, in un’allegoria a buon mercato dell’economia del Montenegro.

All’aeroporto ragazzi in maglietta hanno lanciato le valigie sui cassoni di due trattori marca socialismo reale e dieci minuti dopo un tassista del casinò ha caricato su una Toyota Prius …

Reportage: L’epidemia di Xylella in Salento (Internazionale)

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Narra il mito che quando Poseidone e Atena si sfidarono per il dominio sull’Attica, il primo percosse il terreno con il suo tridente e fece sgorgare dell’acqua salata, la dea invece scelse di piantare un ulivo. Quel giorno si decise a furor di popolo non solo che il nome della città destinata a sorgere in quel luogo sarebbe stato Atene – non Poseidonia e nemmeno Poseidonopoli – ma si strinse anche e soprattutto il legame tra gli antichi greci e la pianta dell’ulivo, con le sue molteplici virtù e la sua nodosa maestosità.

Nella Bibbia la fine del diluvio è annunciata dal ritorno della colomba che porta un ramo di ulivo, nell’antica Roma a capodanno i giovani bussavano alle porte dei vicini per offrire in dono rami di, indovinate un po’ di cosa, esatto, di ulivo. Dal canto mio, uno dei miei primi ricordi d’infanzia è la scena in cui mio nonno, con un analogo sebbene indubbiamente più modesto intento simbolico, pone un me di forse tre o quattro anni età, nipote cicciotto frutto di incrocio con le nordiche genti, alla guida di un aratro legato a una mula in mezzo ai suoi ulivi.

La cosa a sorpresa non degenera in incidente agricolo e articolo di cronaca sul Quotidiano di Lecce, ma sopravvivo e ne scaturisce una foto. Da qui, probabilmente, la nitidezza un po’ artefatta del ricordo. Anche se da tempo, per la mia famiglia, gli ulivi hanno smesso di rappresentare un lavoro e sono andati dispersi tra le infinite sorelle di mio padre (riproduzione endemica, ancestrale vizio delle famiglie cattoliche), ne possediamo ancora un centinaio, il che, considerato che in Salento ce ne sono undici milioni, mi rende potenziale ereditiero dello 0,009 per cento del patrimonio olivicolo leccese. Al lordo delle mie, di sorelle.

Oggi queste piante …

A SAN GIOVANNI NEL DISCOUNT DEL DISSENSO (Linkiesta)

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Cambiare tutto perchè non cambi nulla

(Tomasi di Lampedusa)

Sulla banchina della metro Termini adocchio l’unico gruppo di grillini e salgo con loro. Un ragazzo sui vent’anni indossa una t-shirt con lo slogan “L’onesta andrà di moda”, una di quelle posposizioni valoriali nel futuro che se fossi un borseggiatore leggerei come una tacita autorizzazione. I suoi compagn… scusate amici cittadini onesti invece hanno la bandiera del partito sulle spalle. Un uomo più anziano dice “attenti che poi dicono che siete fascisti” con il tono di chi ritiene con ogni evidenza una simile affermazione una bestialità, un’inflessione vocale conosciuta dai più come il “tono Andrea Scanzi” ma con meno specchi autoriflettenti. Prima ancora che io possa teorizzare sul supporto “dell’uomo della metro” ai grillini, quello si gira rendendo visibile uno spillone pro Grillo appuntato sulla maglia.

“Dove dobbiamo scendere?”

“A San Giovanni”

“Se è aperta… l’ultima volta avevano chiuso la stazione” aggiunge un terzo uomo del gruppo.

“BASTARDI!” sibila il primo.

Benvenuti alla tappa finale del, modesto già nelle intenzioni, #vinciamonoi tour, terra del complotto perpetuo, quella dove le misure standard di ordine pubblico applicate alle manifestazioni di tutte le parti politiche sono per riflesso pavloviano considerate una persecuzione ad movimentum. Continua a leggere su Linkiesta

Reportage: la realtà diminuita dei Google Glass (Linkiesta)

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«Devi parlare più forte»
Dice il mio interlocutore, che a questo punto sta incominciando a innervosirsi.
Perciò ripeto:
«Record a video»

Ma il prisma dei Google Glass, in alto a sinistra del mio campo visivo, continua a mostrare le opzioni del menu, irriverente e immobile come un impiegato delle poste provvisto di un buon sindacalista. Il mio contatto mi guarda e scuote la testa esasperato e so esattamente cosa sta pensando.

Non deve essergli mai successo nulla del genere nelle uscite precedenti ed è visibilmente deluso, ma non dalla macchina bensì da me. Non è infatti possibile arrabbiarsi con un oggetto provvisto di un’interfaccia così userfriendly, mentre è perfettamente sano farlo con un umano così facciadasberle. (Continua a leggere su Linkiesta)

REPORTAGE: DENTRO IL LUCCA COMICS (VICE)

 

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(Foto di Federico Thomas Borghesi)

Molti conoscono di fama o per via di The Big Bang Theory il Comic Con di San Diego, il più grande ritrovo d’America in materia di cultura popolare, fumetti, animazione, film epici, videogiochi. Pochi sanno però che l’evento di San Diego è più piccolo del Lucca Comics, l’equivalente italiano che con 170mila presenze è il terzo festival del genere al mondo dopo una convention giapponese e una francese. Inutile dire che dovevamo andarci.

Quando provo a cercare un treno per arrivare a Lucca da Bologna durante il ponte dei morti, sulla tratta AV fino a Firenze gli unici posti rimasti sono quelli pensati per le photo opportunity “siamo come voi” di Berlusconi e la sua “fidanzata”. Praterie per i piedi, sedili in pelle di animale in via di estinzione e quel tipo tariffa che VICE sarebbe disposto a pagare solo per poter disporre liberamente degli organi interni dei suoi stagisti non fumatori. (Continua a leggere su Vice)

 

REPORTAGE: DENTRO IL SUQ DI MILANO ( Linkiesta )

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(Foto di Markus Sotto Corona)

Un anno fa Markus, il fotografo di questo reportage, aveva già provato a entrare nell’Ortomercato più grande d’Italia per fare delle foto durante l’apertura al pubblico, ma So.ge.mi. – la società pubblica che gestisce la struttura – aveva risposto «solo mezz’ora e in compagnia di un nostro funzionario». Come se si trattasse di un obiettivo sensibile per la sicurezza nazionale o un laboratorio pieno di segreti industriali.

Forse il motivo di tanta segretezza, oltre al pudore per una struttura decrepita, è che nella storia dell’Ortomercato generale di Milano a parte la frutta e la verdura c’è stato anche molto altro. Da qui, tanto per fare un esempio, sono passate inchieste su traffici internazionali di cocaina, il boss Morabito che ufficialmente lavorava come facchino ma era solito venire al lavoro in Ferrari, e per un periodo all’interno del palazzo dirigenziale della So.ge.mi. c’è stato persino un night club di proprietà della ‘ndrangheta. Continua a leggere su Linkiesta

IL RAVE DELLE OSTERIE AMA IL PAPA (Reportage per Vice Magazine)

 

 (Io con un alpino all’adunata di Piacenza)

Tutti i giornali che si sono occupati della 86° adunata nazionale degli alpini lo hanno fatto con la tipica semplificazione giornalistica che individua un riferimento sostanzialmente irrilevante a quello che per loro è un tema caldo, sia esso classico ( crisi della famiglia, Papa, bocchini di minorenni al presidente del consiglio) o contingente (ius soli, femminicidio, opinione di Saviano sull’uso delle infradito) e stravolge il significato di un evento per riportarlo al grande universo di senso sclerotizzato che secondo loro deve occupare il cervello degli italiani.

In questo caso l’occasione è stata rappresentata da uno striscione con un saluto al Papa durante la parata della domenica.

Ecco il titolo del corriere.it

e quello di repubblica.it

400mila persone che si concentrano in una città e il meglio che ne riescono a tirarne fuori è una parata militare e un saluto al Papa sarebbero l’idea di divertimento proibito che potrebbe avere Barbara Palombelli, eppure i Quotidiani Italiani Seri provano a vendervela così, giusto per vedere quanto siete scemi o perché in Italia tutto cioè che è divertimento deve essere nascosto e condannato dal Moige.

Fortunatamente io e il mio fotografo Roberto Seclì eravamo a Piacenza a raccontarvi quello che l’adunata degli alpini è stata veramente: Continua a leggere a gratis su Vice magazine

REPORTAGE: Non andate al Fuori Salone, ci siamo già stati noi (VICE)

Dopo il reportage alla manifestazione di piazza del pdl a Roma questa volta io e l’ottimo fotografo Markus Sotto Corona siamo stati a Milano al Fuori Salone del Mobile.

Quando ero bambino mio padre mi diceva sempre “Gli oggetti non fanno la felicità”. Diceva quello e “Giù le mani dalla tua cuginetta, non hai ancora preso i voti.” Il tipo di background che ti lascia due cose: una sostanziale indifferenza nei confronti del design e un certo timore reverenziale misto a invidia per i pastori della religione cattolica. È quindi con l’indole prevenuta che avrebbe un ragazzino cresciuto ascoltando Radio Deejay di fronte a una canzone vera che salgo sul treno e mi avvio a Milano…  (Continua a leggere su Vice Magazine)

IL DECLINO DELL’IMPERO DEL BOTOX reportage dal mondo Pdl a Piazza del Popolo

Assieme al bravissimo fotografo Marcus Sotto Corona sono stato alla manifestazione del Pdl a Roma per conto di VICE

Andare per la prima volta a una manifestazione del Pdl nel 2013 è come arrivare a una festa in casa alle sei di mattina quando l’alcol e le droghe sono finite da almeno un paio d’ore e qualsiasi cosa di scopabile ormai è nelle stanze al piano di sopra o sui ribaltabili della Y10 parcheggiata in fondo alla strada davanti al manifesto elettorale dell’Udc sulla sacralità della famiglia. (Continua a leggere su VICE)