Umano, troppo umano – La vera storia di San Giuseppe (reload-Linkiesta)

  • 28 dicembre 2013
«Dove voi vedete cose ideali, io vedo cose umane, ahi troppo umane»
F. Nietzsche

Una volta fuori dalla grotta, Giuseppe respirò a fondo. Doveva cercare di riordinare le idee. Alzò lo sguardo al cielo stellato e fece schioccare il collo piegandosi sul lato destro. A metà del gesto si rese impietosamente conto che indugiare in gesti meccanici come quello poteva fargli guadagnare qualche altro secondo ma la realtà dei fatti ormai andava coagulandosi inesorabile nella sua testa come un nuvolone scuro che prometteva tormenta. Un fortunale che avrebbe spazzato via le fragili impalcature mentali pazientemente costruite in quei giorni di fuga rocambolesca a difesa della sua dignità. Pensieri elaborati mentre camminava tenendo saldi in mano i finimenti dell’asino sul quale sedeva la donna che amava.

Durante la strada da Nazaret a Betlemme non aveva quasi avuto il coraggio di guardarla, perché sapeva che nonostante quel pancione che tanto lo adirava, sarebbe bastato incrociare il suo sguardo per fargli perdere la poca lucidità che gli era rimasta. Invece Giuseppe voleva sfruttare quei momenti per provare nuovamente ad ordinare secondo un calendario preciso i giorni del periodo incriminato. Ancora una volta però non ci era riuscito. Sulle prime gli era sembrato di ricordare con certezza come Maria in quel periodo fosse stata scostante, addirittura ostile, nei suoi confronti. Continua su Linkiesta